Sii la mia ghostwriter.

Elvisa guardava il mare. Stava pensando sul come mai avevano messo una V dentro il suo nome. Come mai non poteva chiamarsi Elisa come tutte le sue amiche?

C’era Elisa, l’amica che presentava il meteo alla tv locale; c’era Elisa invece che presentava il meteo alla radio; e poi c’era anche Elisa che invece presentava le radio e le televisioni durante le trasmissioni meteo.

Elvisa, date le circostanze, era rimasta come l’unica ad avere una V; e solamente perché quella V era una burlona che si auto invitava alle feste.

Ecco perché quel pomeriggio guardava il mare, mentre ascoltava la radio locale.

“E adesso parliamo di sport, con la nostra Federica Giordani! Vero, Federica? La nostra squadra ha perso dieci a zero in casa contro gli ospiti, raccontaci!”

Beh, non era detto che ascoltava le amiche.

Elvisa sospirò. Chiuse la radio. Non le importava sapere della partita di calcio, lei seguiva il curling e le partite particolarmente noiose di scacchi, quelle dove non c’era il limite di tempo.

“Voglio scrivere una storia sulla mia vita” annunciò. “Però non so scrivere”

Al che, compose un numero di cellulare. Chiamò Elisa, la scrittrice povera.

“Pronto” rispose lei, mentre stava tagliando una cipolla. Per arrotondare, faceva la cuoca.

“Cosa fai, piangi?” chiese Elvisa, dall’altro capo del telefono.

“Eh? Sniff… no, no… sto solo sbucciando una cipolla… sniff” rispose lei. “Allora devo farti da ghostwriter?”

Elvisa si stupì non poco. Come aveva fatto?

“Come hai fatto?” si chiese stupefatta.

“Beh, ho preso la cipolla e… sniff, sniff… ho messo il coltello dove devo tagliare facendo attenzione alle dita. Adesso… sniff, ho tutti i pezzi di cipolla qua davanti e non vedo più nulla”

“Ah… capisco” disse lei. “Comunque ti voglio domani alle cinque a casa mia”

Detto fatto. Il giorno dopo Elvisa ed Elvisa Scrittrice si ritrovarono davanti a una bella tazza di tè fumante, nonostante fosse pieno agosto.

Elisa, sudata, disse: “Per poter essere una buona ghostwriter, dovrei sapere tutti gli aspetti della tua vita, anche quelli che non hai mai raccontato”

“E soprattutto” aggiunge Elvisa, con la V, cercando di sventolarsi con la mano “Bisogna essere morti”

“Oh, non c’è problema” ribatté tranquilla Elisa. “Io sono morta da parecchio tempo. È solo che il mio treno per andare nell’aldilà sta portando ritardo e quindi sto qui come fantasma”

Elvisa dovette ammettere finalmente che i treni avevano qualche problema.

“Una cosa non mi è chiara: come mai i treni portano ritardo se non trovano mai traffico?”

 

 

 

 

 

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