La Ropa Sucia/226

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Era un giorno come un altro a Villa Nueva. Aveva piovuto il giorno prima, così in piazza, che peraltro era divisa da una recinzione come se dovessero fare lavori, c’erano copiose pozzanghere che nessuna delle due amministrazioni comunali era riuscita a togliere. El pueblo era ancora molto diviso su chi dare le chiavi della città, così, invece di andare alle elezioni, si era preferito dividere la città.

Nessuno degli anziani in piedi a guardare la recizione, però nessuno si aspettava che quel giorno avrebbero montato, al di là del confine, un palco con tanto di microfono, mentre lassù le nuvole passavano ogni tanto davanti al sole.

Ci furono un paio di agenti e un uomo, che rispondeva al nome di Francisco Miranda, salì a parlare. Non aveva fogli di sorta, aveva intenzione di fare un discorso a braccio.

“Ascoltate tutti” esordì. In effetti, tutta la piazza si voltò a guardarlo, sia dall’una che dall’altra parte. “Ramòn e Alfonso Fernandez sono illegittimi. Sono sotenuti dai poteri forti. Lo so perché il loro Clan ha preso accordi con tutte le famiglie in vista di Villa Nueva, poiché sono state ricatatte e messe alla berlina con tutit i loro segreti. E voi, del pueblo, volete davvero essere rappresentati da due fratelli così giovani eppure così scapestrati? Inoltre, hanno rapito più di un abitante, a cominciare dal nostro parroco, don Giovanni, il quale, se ricordate, ha inveito contro i Fernandez. Si riferiva a loro come assassini, gli assassini della nostra beneamata Cassandra Espimas!”

Francisco Miranda non sapeva nemmeno chi fosse Cassandra, ma chiamarla beneamata avrebbe sicuramente avuto qualche vantaggio.

“Ho anche le prove” continuò il Sindaco, che stava stupendo tutti con quelle parole “Ad esempio, sappiamo che Alfonso sta con Rebecca Jones, mentre Ramòn Fernandez è da solo attualmente. Il che significa che loro non sono di Villa Nueva!”

Tutti alzarono la voce.

“Voglio aggiungere che le cose che sto dicendo sono tutte prove provate della colpevolezza dei Fernandez. Come si permettono di immischiarsi nelle faccende che non lo riguardano? Che motivo hanno di giocare a questo complicato gioco? E ancora, perché scelgono sempre e solo le x al gioco del tris?”

Nel frattempo, al Municipio, Ramòn stava ascoltando tutto quello che gli veniva proferito, anche perché la voce era particolarmente potente e Villa Nueva si componeva di una strada sola, in ogni caso Ramòn avrebbe sentito cosa stava dicendo.

Ramòn  decise quindi di rimediare al proprio errore. Stava andando troppo in là. Erano affari suoi se lui decideva di scegliere sempre le croci nel gioco del tris, e anche se osava mettere la carne nei piatti fondi quando mangiava.

Caricò la pistola. Fu visto da Alfonso, da Ambrogio e da altre quarantasette persone.

“Dove sta andando?” chiese Rebecca.

“A uccidere” disse Alfonso. “Villa Nueva scoppierà”

Ramòn stava girando quindi con un cannone in mano. Nessuno aveva mai visto una pistola tanto grande, e il fuoco che aveva negli occhi stava occludendo le sue orecchie.

Improvvisamente, però, una volante gli si parò davanmti.

“Ti dichiaro in arresto” annunciò un poliziotto.

“Eh? Cosa?” Ramòn si riscosse dalla catalessi e non capiva.

E la lavatrice continuava a girare…

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