La Ropa Sucia/230

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I Salcido non sapevano se mantenere un segreto di quella portata sarebbe stato… alla loro portata. Tuttavia occorreva provarci, soprattutto durante quella precaria situazione politica. Erano proprio i Salcido, infatti, i principali sostenitori del nuovo governo di Villa Nueva, e se si fosse venuto a sapere che si era compiuto un efferato omicidio in casa loro forse i rubinetti al Municipio si sarebbero interrotti e Francisco Miranda sarebbe stato rapito una seconda volta, mentre dormiva.

“C’è da dire che da allora chiudo sempre la porta dall’interno prima di andare a dormire, e adesso che l’inverno sta arrivando mi metto sempre almeno due coperte addosso” affermò Francisco, invitato per un tè a casa dei Salcido.

“Oggi cominciano gli interrogatori per Ramòn Fernadez… ho intenzione di fargli qualche domanda”

In realtà Francisco aveva intenzione di chiedergli tutto sullo scibile umano dalla preistoria ai giorni correnti, ma aveva deciso di non comunicarlo a nessuno.

“Ottimo” disse Nicolàs Salcido. Era piuttosto tranquillo, per essere uno che nascondeva un segreto.

“Peraltro, voglio ringraziare Gonzalo Sanchez, il quale ha aiutato tantissimo Villa Nueva fintantoché è stato il capo famiglia. Non mi fido invece di sua madre, Ana Lucia… non ha fatto altro che ricamare durante tutto il nostro colloquio. A proposito, dov’è?”

Nicolàs ebbe una tosse convulsa e Lucìa comunicò un bisogno impellente di andare in bagno.

In quel momento, arrivò un uomo che indossava abiti più grandi e un grosso cappello che gli ricopriva il viso. Si sedette alla maniera di Ramòn Fernandez, ovvero dando le spalle.

“Signor Sanchez, buongiorno… senta, ho una proposta da farle, visto che la sua famiglia si è unita ai Riquelme da poco. Che ne direste se deste un po’ della vostra proprietà a Villa Nueva, in modo che possiamo farne un parco a disposizione del pueblo?”

Gonzalo, o meglio Ambrogio, non rispose subito. Probabilmente il maggiordomo stava cercando di modulare la voce affinché potersse assomigliare a quella di Gonzalo Sanchez, il compianto.

“Per me non ci sono problemi. Un parco, anche piccolo, potrebbe far fruttare grandi soldi alla mia famiglia” osservò infine.

“No, non ha capito… sarà un parco pubblico, i soldi apparterranno al Comune”

Gonzalo fece un movimento come per grattarsi la barba… strano, si disse Miranda, Gonzalo era glabro. Tuttavia Sanchez lo faceva spesso, quindi era proprio il suo carattere.

“Allora potremmo fare che le spese sono a carico del Comune, che ha pensato e voluto il grande parco, mentre gli incassi…”

“I parchi dovrebbero essere gratis” intervenne Nicolàs Salcido.

“Ah” dissero entrambi. “Beh… allora capisco perché Ana Lucia non ha smesso di ricamare mentre le parlavo”

In effetti aveva proposto la stessa cosa alla nonna S anchez ma lei non aveva proferito parola. Si era limitata a ricamare e, lentamente, era comparsa la scritta NO ricamata nella sciarpa che stava producendo.

C’era da dire che era una donna piena di inventiva.

Nel frattempo, in carcere, Matìas e il signor Riquelme stavano ciascuno pensando alla propria figlia femmina, le quali avevano avuto il buon gusto di presentarsi entrambe lo stesso giorno e annunciare che non l’avrebbero più fatto.

Adesso, la prigione sembrava l’unico posto per entrambi.

“Per fortuna io non ho mai tradito Emilia!”

Ecco l’inopportuno Javier Garcia, mentre la lavatrice continuava a girare…

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