La Ropa Sucia/231

 

In una certa catapecchia, quattro persone, due uomini e due donne stavano guardando la stessa chiave che tutta Villa Nueva cercava senza sosta.

“E così questa chiave può comunciare il modo per far cxhiudere la lavatrice…” disse Roberto, l’aitante runner.

In quello stesso istante, Romàn Garcia era stato troppo tempo con le mani in mano. Lui aveva vostato per avere Ramòn Fernandez come Sindaco, ma si era rivelato un pazzo psicopatico che girava con una pistola per le strade, quindi non c’era da fidarsi sin dall’inizio.

Restava solo da cercare la chiave. La prima fermata da fare era appunto il Clan dei Bianchi, che ancora era fermo a casa Salcido, visto che al Municipio non potevano trasferirsi tutti.

Così, mentre Romàn andava con la sua limousine in quell’enorme villa con piscina, l’unica del paese, si incrociò con l’automobile di Pepa Gutierrez. Senza fare incidente, l’uyna passò accanto all’altra, creando così molto traffico, se fossero stati a New York. Villa Nueva invece erra un paesino, quindi quel momento era ancora possibile e fattibile.

“Pepa Gutierrez, la compagna del muerto” salutò lui. “Sai che ho catturato il tuo ex marito? Sicuramente ti farà piacere questa notizia”

“Sì, hai ragione” rispose lei, ridacchiando. “Mi chiedo solo come tu abbia potuto trovare una cella abbastanza grande per contenere tuto il suo enorme naso”

Pepa aveva ancora gli incubi nel guardare quell’orribile naso, e represse un brivido.

“Hai ragione, ma sai, l’ho fatto per il bene della comunità”

Detto quello si separarono e ognuno andò per la sua strada. Ad esempio Pepa aveva intenzione di testimoniare contro il Boss del Clan dei Neri, che ancora attendeva di essere interrogato: Ramòn era l’unico che conosceva bene Roberto, l’aitante runner, quindi bisognava partire da lui per arrivare all’altro.

Andò quindi al commissariato, e non fu sorpresa di trovare il Boss del Clan dei Bianchi, colui che si era rivelato il vincitore vero e morale di quel caos, ossia Francisco Miranda.

“Signor Miranda… come la trovo bene” disse lei. In effetti Francisco si era ringalluzzito da quando era stato rinominato e la pancia cominciava a scemare.

“Mi trovo bene infatti. L’aria che si respira a Villa Nueva non la trovi da nessun’altra parte” disse lui con aria saggia

“Anche perché nessun’altra parte si chiama Villa Nueva” osservò Pepa. “Ma come mai non entriamo?”

“Devo finire la mia sigaretta e non si può fumare nei luoghi pubblici”

C’era da dire che Ramòn era molto fiducioso, ma fu comunque con le mani ammanettate dietro la schiena che fu trasportato in una saletta buia, molto simile a quella che aveva abitato poer un certo periodo lui stesso, nella sua solitudine condfita da poltrona e dichiarazioni al limite del grottesco.

Il commissario si sedette di fronte a lui e cominciò: “Sai che abbiamo catturato tutti quelli del clan? Soprattutto, è stato un bel colpo ammanettare anche Augusto Goicochea, il terzo fratello, quello non laureato e facilmente manipolabile della famiglia. Ci ha rivelato… tutto”

Ramòn passò in rassegna con la mente quello che aveva detto ad Augusto e in effetti non sapeva alcunché, quindi poteva arrischiarsi a dire “Cos’è che vi ha rivelato?”

“Tutto lo scibile umano. Di come avete ingannato la città mettendo un falso Sindaco, di come avete scatenato la rivalità fra Alberto e suo fratello, di come Augusto stesso sia follemente innamorato di Catalina Salcido, come tutti, e… il resto voglio snetirlo da te”

Ramòn fissò sprezzante l’ufficiale. “Il resto sta dentro la lavatrice. Non dirò altro senza il mio avvocato”

La lavatrice continuava a girare…

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