La Ropa Sucia/235

Immagine

 

 

Ambrogio aveva detto “un attimo”, ma non era stato loro aperto né il cancello di Villa Salcido, né era stata rispettata una sola delle regole dell’ospitalità. Inoltre, cominciò a soffiare un vento freddo e alcune goccioline cominciarono a cadere.

“Meno male che era un attimo…” fece notare Analisa. Che cosa la stava portando, l’amore per Pedro? A prendere freddo? Non era forse meglio, in quelle giornate, stare seduti a contare gli incassi del supermercato?

Nel frattempo Edmundo, con la faccia tumefatta, andò verso strane strade, fino a giungere davanti a un supermercato. C’era scritto Islas, quindi la cosa interessava anche lui.

Era strano, si disse, un supermercato in pieno villaggio dove tutt’attorno non c’erano altro che la Pampa e le vacche e i condor che volavano alti in attesa del prossimo cadavere. Edmundo pensò subito di doversi dare una ripulita alla prossima occasione.

Entrò dunque e vide che era veramente fornito: dagli alimentari ai prodotti per la casa, dall’igiene agli elettrodsomestici come i tostapane. Infine, c’era anche una scorta di lavatrici.

Sette, per la precisione, tutte lì a fissarlo come se fosse colpa sua il volto tumefatto.

“Serve una mano?” chiese una commessa. Era vestita di blu. Edmundo si spaventò e disse “Sì, beh… vorrei comprare una lavatrice”

Nel frattempo, se c’era qualcuno che davvero era bloccato, questi rispondevano ai nomi di Cecilia, Roberto, Alfonso Fernandez e Rebecca Jones. Erano ancora fermi alla catapecchia, in attesa di riflettere quale potesse essere la mossa giusta. In mezzo a loro, la chiave dei Garcia.

“Secondo me” disse Alfonso “dovremmo lasciare che sia io a prendere la chiave. Non so se lo sapete, ma mio fratello è stato arrestato. Anzi, tutti i componenti del nostro Clan sono stati arrestati e io solo, con Rebecca Jones, siamo liberi. Pertanto, mio fratello conta su di me per liberarlo e presentare la chiave alla polizia potrebbe assolverlo da tutti i peccati, passati, presenti e futuri”

“Ah, adesso mi chiami Rebecca Jones?” chiese Rebecca, seccata.

“Preferiresti che ti chiamassi trottolino amoroso davanti agli estranei?” disse Alfonso esasperato. Certo, le era grato per averlo aiutato a scappare dopo il blitz della polizia, ma mettere alla luce del sole la loro torbida relazione… quello era un altro paio di maniche.

A lui piaceva essere nel torbido, stare nel segreto… ricordava che aveva dato lui a Ramòn l’idea di stare al buio nella catapecchia e di farlo parlare con la poltrona girata.

“Adesso se non vi dispiace, ho un fratello da salvare”

Alfonso preese Rebecca e la chiave e, scavalcando Cecilia e Roberto, prese l’uscio e andò via, lasciando madre e figlio con un palmo di naso.

“Sono proprio curiosa di sapere cosa ha in mente quel bastardo per salvare suo fratello” disse Cecilia.

“Ma non possiamo tornare a Villa Nueva, ci cercano per l’omicidio di Gonzalo e io sono scappato dai Salcido”

Cecilia ricordò che effettivamente aveva lasciato morire dissanguato il padre di Pedro. Probabilmente Ambrogio ne aveva già preso le sembianze, in modo da dare l’idea che fosse ancora vivo.

“Ci tocca lasciare Villa Nueva” disse la madre. “La missione è fallita, figlio mio. sarò anche la nipote del viejo e di Ana Lucia, ma ho espressamente ucciso mio zio, praticamente. Non posso più rivendicare casa Sanchez… e nemmeno casa Gutierrez, a dirla tutta, tanto più che adesso che Rocìo e sono sicura di non voler dividere la torta con tutte queste persone. Tocca andarcene”

Al che, Cecilia e Roberto presero la macchina diretti verso est e non furono più visti a Villa Nueva; mentre la lavatrice continuava a girare…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...