La Ropa Sucia/237

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Non poteva immaginare, nello stesso istante, che Raquel Gracia era decisa più che mai a riconquistare il cuore esacerbato di suo marito. Non si erano mai ufficialmente separati, pertanto risultavano ancora uniti in matrimonio, per cui la prima cosa che fece dopo essere anadata a trovare il depresso Fernando, fu andare dallo zio Romàn, che aveva millantato una grossa eredità da darle.

“Zio Romàn, che piacere rivederti” disse lei, con l’eco che rimbombava nell’atrio d’ingresso, dove tutte le colonne e il pavimento a scacchi la circondavano.

Romàn accolse a braccia aperte la propria nipote, si stava giusto preoccupando per le cose che andavano male, ma finalmente adesso che Raquel era tornata poteva ancora avere qualche freccia al suo arco.

“Mia cara nipote” disse lui. “Hai finalmente deciso di prendere l’eredità, vero?”

“Sì” disse Raquel. “Voglio vivere con Fernando qui, in questa magione”

“Non sai quanto mi fa felice questa cosa… ma non avevate una casa voi?”

“Sì, ma voglio ricominciare con un secondo matrimonio”

“Certo” disse Romàn. “Venite pure”

Luisa Ortega non era molto fiduciosa nel piano che l’amica le aveva comunicato. Inoltre, sembrava davvero intenzionata a rimettersi con Fernando, il suo Fernando. Dio solo sapeva quante pene avesse lui sofferto per colpa di quella megera! L’aveva vista tradirlo in tutti i modi possibili, e adesso aveva la faccia tosta di tornare a Villa Nueva per chiedergli di nuovo la mano, e solo per via di un anello che el viejo aveva fatto cadere proprio nella sua tasca? Non era possibile. Doveva fare qualcosa. Per prima cosa avrebbe smesso di parlare con lei. Per comunicare, avrebbe parlato a gesti, perlomeno davanti a lei.

Decise di adottare subito quel piano, gesticolando come una forsennata, mentre Raquel visitava tutte le camere da letto.

“Cosa vuoi, Luisa? Perché non parli come sempre?” le chiese distratta.

Romàn Garcia prese la parola non facendo caso ai balletti di Luisa Ortega. “Sai, Raquel? Ho rapito el pipa. Cioè, non è che l’ho rapito, l’ho punito perché ha lasciato che la chiave, la nostra chiave, se ne andesse in giro per Villa Nueva a seminare il panico”

“Certo, chi semina panico raccoglie…”

“Tempesta. Si raccoglie sempre la tempesta dalla profumata terra, mia cara nipote” disse Romàn. “Ed è quello che capiterà a Luisa Ortega se non la smette di irritarmi con questi suoi gesti. Cos’è, noi Garcia non siamo degni di ascoltare la sua voce? E se ti piantassi dentro le segrete?”

“Sì, facciamolo!” esclamò Raquel, la quale non aveva capito una parola dell’amica e senza battere ciglio la condusse nelle segrete, nella cella di fronte al pipa.

Luisa si spaventò non poco. Era un naso veramente gigante. Il terrore di Luisa, però, non era minimamente paragonabile al terrore che ebbe Marìa, la procace giardiniera, nel vedere Gonzalo Sanchez tornare alla Villa libero con tanto di occhiali da sole.

“Puoi tornare nelle segrete, adesso” disse Marìa. Aveva avuto una storia veloce con lui.

“No” rispose Gonzalo. “Sono qui per vedere il matrimonio di mio figlio e tu non me lo impedirai”

“Sei tu che te lo sei impedito da solo” interloquì Violetta. “Ne hai fatte di veramente troppe per poter essere ancora il capo famiglia. Adesso starai tranquillo nella tua cella e…” si interruppe, annusò un po’ l’aria e disse “Tu non odori di sandalo”

La lavatrice continuava a girare…

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