La Ropa Sucia/238

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Tutti si bloccarono. Persino Diego, che stava prendendo un caffè in un angolo dimenticato del salotto, si interruppe. La starategia di Diego era quella di stare fermo e lasciaree fare alle donne, mentre lui si auto convinceva di orchestrare la strategia nell’ombra.

“No. Ho deciso di cambiare profumo” disse Ambrogio, che era Gonzalo. “Adesso scuste, devo andare in camera. Ambrogio! Prepara la camera!”

“Non c’è oggi Ambrogio, ha preso un giorno  di permesso” osservò Violetta. “Peraltro, dov’è l’anello dei Sanchez?”

“Ce l’ho io” lo fece vedere Pedro. Era un anello con un rubino incastonato. I Riquelme pretendevano che fosse una patacca, ma lo stesso i Sanchez dicevano dell’anello indosso a José, che invece era blu come uno zaffiro.

“Aspetta un momento, non così in fretta… Gonzalo” disse Violetta. “Mamma! C’è tuo figlio in salotto che nasconde qualcosa!”

Ana Lucia arrivò armata di fucile e sedia a rotelle in men che non si dicesse.

“C’è qualcosa che non va, cara?” diosse sulle prime la vecchia, poi strinse gli occhi sul nuovo arrivato. “Tu sei Ambrogio! Dov’è Gonzalo?”

E fu allora che Perdro capì, mentre Analisa si metteva la mano in bocca stupefatta. Non si poteva mai mentire agli occhi di una madre.

Ambrogio si rilassò e decise di arrendersi. Peraltro, aveva anche un fucile puntato. Tolse gli occhiali da sole e il cappello, poi tolse anche la barba finta.

“Gonzalo Sanchez è morto. È stato ucciso da Roberto Mendosa, l’aitante runner, che adesso sono in fuga e irreperibili”

L’annuncio arrivò così indifferente che non scoppiò nemmeno un tuono fuori, cominciando a piovere senza tempesta.

“Non è possibile”

Pedro fuggì via, forse diretto alle sue stanze, e Analisa fece per raggiungerlo, ma Ana Lucia puntò il fucile anche contro di lei. “Ferma. Ferma. Calmiamoci tutti, eh? Qui è chiaro che qualcosa non torna. C’è stato un omicidio a casa Salcido e hanno anche provato a tenerlo nascosto, eh? Gonzalo aveva i difetti che aveva, ad esempio non mangiava i broccoli, ma era pur sempre mio figlio e voglio vendicarlo. Terrò un secondo discorso, qui a Villa Nueva, per distruggere anche Francisco Miranda”

Nel frattempo la notizia della morte di Gonzalo doveva ancora arrivare a casa Riquelme. Sofia era felice di avere un’amica con cui parlare, anche se non la trattava esattamente come tale, ma come una della servitù. Peraltro, adesso era lei che lavava i panni a mano al posto di José.

“E dire” cominciò a dire Elisa a un certo punto, uccidendo una blatta. “che la casa toccherebbe a me”

“Sì, ma io sono l’ereditiera della villa, garantisce Ana Lucia. E adesso lava!”

Improvvisamente, si sentì bussare alla porta. Era José, che aveva le chiavi, ma bussò comunque.

“Madre? Madre? Ditemi che siete viva e vegeta, vi prego!”

“José…” Sofia era preoccupata, si lanciò dunque al cospetto del figlio e  chiese “Qualcosa non va? Perché mi chiedi se sono viva? Io seppellirò voi tutti, credo che questo fosse ovvio”

“Beh” disse José “ne sono lieto, madre, ma Gonzalo Sanchez è morto”

Sofia sgranò gli occhi.

“Pare che sia stato assassinato” comunicò Matìas, el muerto, al suo compagno di cella Ezequiel. Il fatto era che venne recapitata una lettera anche in galera, dove qualcuno aveva avuto l’ardire di scrievre a quei due fuorilegge e comunciare loro l’accaduto.

Ezequiel e Javier sogghignarono, mentre la lavatrice continuava a girare…

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