La Ropa Sucia/240

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Analisa si sedette sul letto di Pedro, quello che avevano cominciato a condividere e che adesso era di nuovo in pericolo.

“Così… non vuoi sposarti più?” chiese lei. Era profondamente dispiaciuta, ma Pedro gli aveva comunicato una notizia molto triste.

“Sì, è così” disse lui. “E non credere che c’entri qualcosa la situazione… è solo che, una volta che mio padre non c’è più, devo capire chi è stato a farlo uccidere, vendicarlo e solo allora potermi sposare.  Senza contare che non ho l’animo adatto per un matrimonio, con quello che ne consegue sia alla cerimonia che al ricevimento”

“È vero, anche io mi sentirei allo stesso modo se morisse uno dei miei” disse Analisa. “Quindi vuoi anche lasciarmi?”

“Eh?”

Pedro guardò Analisa ed effettivamente era bellissima. “Quale folle vorrebbe lasciarti?” chiese.

“Ah, mi pareva! Quindi non vuoi più sposarti e basta! Eh! E io che pensavo!”

Analisa scoppiò in una risata isterica non da lei.

“Che ti prende, Analisa?”

La ragazza guardò a destra e a sinistra, come in cerca di un gobbo. Poi emise un verso sconfortato e rivelò. “E va bene, ti dirò tutto. Non riesco a stare con questo senso di colpa: ti ricordi il giorno del funerale?”

Pedro lo ricordava eccome: era stato proprio il giorno prima, e peraltro pioveva e si trattava del funerale di suo padre, che era stato gentilmente concesso dai Salcido dopo averlo cercato per più di quattro ore, visto che era stato conservato senza nome.

”Ebbene, mi dicesti che non avevi più voglia di sposarti”

Pedro ricordava anche quello, ma dove voleva arrivare Analisa?

“Al che, ero molto sconfortata: pensavo che nessuno al mondo mi volesse, perché tutte le relazioni che ho avuto sono andate male, e allora mi sono messa a piangere come una disperata, e neanche le follie di mio fratello Jùan sono servite a qualcosa… e dire che si tratta del Clan Grigio dei Bambini eh, hanno sempre una torta da dare. Okay, l’ho preparata io per loro e poi l’abbiamo mangiata, ma non mi sono ripresa. Così mi sono sentita bussare alla porta. Era Edmundo, il mio ragazzo intelligente”

Pedro cominciò a irrigidirsi.

“Mi ha detto… oh, Pedro! Perdonami!”

Pedro continuò a non dire nulla.

“Mi ha detto che aveva una lavatrice, l’ha comprata! Sono andata a vederla ed era perfettamente funzionante, tonda, vibrava… e niente, sono andata a letto con lui”

Pedro svenne e Analisa pianse lacrime amare. Purtroppo per lei, il discorso venne sentito chiaramente da Violetta Sanchez, che aveva un bicchiere a portata di mano, dato che aveva finito un drink. Siccome lo aveva in mano e non le andava andarlo a riporre nel lavello, pensò bene di utilizzarlo per origliare. Fatto stava che si trattava proprio della camera di Pedro e Analisa aveva confessato tutto.

Violetta era sbiancata. Non avrebbe mai creduto nell’amore. Peraltro in quel momento era vedova e le conveniva cercare di rifarsi una vita.

Marìa, la procace giardiniera e Diego Sanchez erano sempre pronti ad ascoltare tutti i pettegolezzi. Non si stupì quando vide Diego seduto a bere e leggere il giornale.

“Marìa, io… sono vedova, e anche mio figlio”

Marìa ebbe un sussulto. Diego stava continuando a farsi gli affari propri. “In… in che senso?”

“Pedro non vuole più sposare Analisa, perché porterà le gramaglie per suo padre com’è giusto che sia. Inoltre, lo ha anche tradito con un certo Edmundo”

“Oh, Edmundo”

Le due donne si voltarono verso Diego.

“Lo conosci?”

Diego posò il giornale paziente. “Avrò anche avuto una vita prima di infilarmi dentro la famiglia Sanchez, no? E sta di fatto che io conosca Edmundo, un ragazzo intelligente. L’ho anche rivisto l’altro giorno al supermercato”

“Quello che hanno aperto gli Islas?” chiese Violetta.

“Ce n’è uno, immagino… ebbene, ha comprato una lavatrice”

Violetta e Marìa spalancarono la bocca e Diego pensò di aver detto una stupidaggine o qualcosa di sbagliato.

“Ma che avete tutti con questa lavatrice?”

“Continua a girare!” esclamarono all’unisono.

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