La Ropa Sucia/245

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Luisa Ortega doveva ammettere che Jorge Gutierrez non era poi così sgradevole, se uno si metteva a conoscerlo a fondo.

Condividevano entrambi l’esperienza della prigionia, mentre Raquel e suo zio Romàn cercavano disperatamente la chiave del loro tesoro, quello che si pensava potesse fermare la lavatrice.

“Caspita, conosci un sacco di cose, per essere così bistrattato!” disse Luisa, ammirata.

“Già… peccato che non mi abbia salvato dalla prigionia” disse Jorge. “Peraltro, come figlio del viejo, non ci sto facendo bella figura”

“Sì, probabile” disse Luisa. “Quindi mi stai dicendo che tu sapevi del matrimonio fra Ana Lucia Sanchez e tuo padre?”

Jorge arricciò le labbra. “Ho sbirciato una volta fra le carte di mio padre. A quel tempo ero molto curioso di vedere che cosa scriveva di tanto importante, così ho letto una lunghissima lettera, scritta di suo pugno, rivolta a una certa Ana Lucia. Peraltro, me lo ha confessato apertamente e da allora mi ha sempre parlato di Ana Lucia come se fosse stata mia madre, ed è con me che si è lamentato confidandomi le sue paturnie non vedendola arrivare il giorno del suo centesimo compleanno… l’ultimo che ha festeggiato, perché di lì a poco è morto”

“Che tipo di amore infinito… insomma, due persone che hanno sfidato persino le convenzioni sociale e diventare bigame, pur di amarsi per tutta la vita, anche se forse non c’era bisogno di un certificato ufficiale per dirlo” osservò Luisa.

“Che posso dirti, entrambi credevano nel Signore e volevano sposarsi davanti a Lui, di nuovo”

Luisa non riusciva a capire il motivo, ma voleva saperne di più. “So anche che hanno partorito un altro figlio, a parte Cecilia”

Luisa sgranò gli occhi.

“… così non sai come si chiama” concluse il Commissario. Da notare come avesse rimboccato le maniche della camicia e avesse acceso un sigaro, mentre la divisa era appoggiata chissà dove. Nel frattempo, Fernandez non aveva fatto una piega.

“No” disse Fernandez. “E anche se lo sapessi, non te lo direi. Siamo legati a quella coppia, anche se nessuno ci scommetterebbe un pesos. Noi siamo figli di Violetta, per quanto questa cosa ci dispiaccia e lei non voglia riconoscerci, per cui in qualche modo facciamo parte dei Sanchez stessi”

“E tuo padre si chiama Fernandez?” chiese il Commissario.

“Ho ereditato da lui il Clan dei Neri” rispose.

“Fernandez… ma certo” disse l’ufficiale. “C’era un ladro di nome Fernandez, qualche anno fa. Allora ero solo un tenente, ma partecipai al blitz che lo ha catturato. Aveva creato il Clan dei Neri, che raggruppava un sacco di ladri vestiti di nero che agivano a Villa Nueva e i paesi limitrofi… ma certo! Buon sangue non mente, eh?”

“Si chiamavano Black Angels” precisò Fernandez. “Ma non ho mai conosciuto mia madre… probabilmente Violetta faceva parte del Clan e una volta partorito ha lasciato me e mio fratello in custodia da lui e ha sposato quel fesso di Gonzalo” commentò con disprezzo.

“Sai che Gonzalo Sanchez è morto recentemente, vero? il cadavere è ancora fresco e tu lo insulti” osservò l’ufficiale.

“Sì, beh… deve essere stato Roberto Mendosa, l’aitante runner. Trovateli, quelli corrono” commentò sarcastico Fernandez.

Era vero, ma correvano ancora di più Alfonso e Rebecca Jones, con la chiave dei Garcia in mano. Erano giunti al Commissariato.

“Salve” disse Alfonso, tirando il fiato “vorremmo parlare col Commissario”

E le lavatrici continuarono a girare…

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