La Ropa Sucia/246

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Ramòn Fernandez e il Commissario chiamato a interrogarlo per l’inchiesta si squadravano con aria di sfida. L’interrogatorio era di nuovo giunto a un punto morto, e non era servito a niente nemmeno puntargli la lampada in faccia. Anzi, il commissario ne soffriva alquanto.

“Sai che nessuno verrà a difenderti, vero?”

Fernandez assunse una smorfia sarcastica, quando un agente arrivò e strizzò l’occhiolino al suo Boss.

Quello in manette.

“Signore” stavolta era rivolto al suo diretto principale “Alfonso Fernandez chiede di intercedere per Ramòn Fernandez”

Il Commissario sogghignò.

“Il fratello che aiuta il fratello, eh? Mai un estraneo che viene, in questi contesti. Sono solo i consanguinei che metterebbero la mano sul fuoco per dire ma no, è un bravo ragazzo! Sparecchia sempre tutto dopo aver mangiato e chiude il tubetto del dentifricio dopo averlo usato! E invece… guardate le mele marce, guardate il vino andato a male, guardate i crocicchi delle strade! Se fossimo tutti bravi ragazzi, che senso avrebbe la polizia?”

“Io direi di farlo entrare, in ogni caso, perché con lui c’è anche Rebecca Jones, signore”

Per la prima volta, il Commissario ebbe il sospetto su uno dei suoi agenti.

La coppietta arrivò impettita e Rebecca estrasse dall’incavo dei suoi seni una chiave.

“Mi è stato detto di affidarla a voi, messere”

Il commissario prese la chiave dalle mani di Rebecca e la guardò. C’era raffigurato il simbolo dei Garcia. Poi guardò Fernandez, che sorrideva.

In un secondo momento, guardò anche Alfonso Fernandez, e si rese conto che si somigliavano parecchio. Tuttavia, Alfonso non aveva ancora detto nulla su quella situazione.

La chiave dei Garcia era in mano ai Fernandez. Quella stessa chiave che si diceva potesse aprire un tesoro. Osservandola meglio, vide che c’era una minuscola scheggia.

“Qui mi risulta una scheggia… si direbbe che la chiave sia finita dentro un vaso, infilata con malagrazia” osservò.

“E con questo cosa intende dire, commissario?” chiese Ramòn.

“La chiave è stata volutamente messa in vista per nascondere altro…”

I Fernandez credevano che sarebbe bastato far vedere la chiave dei Garcia, l’originale, per scagionare Ramòn da tutte le accuse, invece il Commisssario aveva ancora dei dubbi.

“Potrebbe non essere quella vera. Solo uno stupido potrebbe… ma certo! La chiave è quella vera! Jorge Gutierrez è scomparso da giorni, ormai. E se fosse chiuso nelle segrete di Romàn Garcia? A tutte le pattuglie, dobbiamo muoverci!”

Il commissario stava diventando troppo sveglio. Ramòn doveva usare tutta la sua astuzia per eliminarlo, così ammiccò all’agente amico suo e lui capì cosa doveva fare.

“Per quanto riguarda il detenuto, signore?”

L’ufficiale si bloccò sulla soglia. Si sentiva fiero di se stesso, per fortuna Jorge Gutierrez era abbastanza stupido da poter mettere una chiave così importante dentro un vaso… d’altra parte era padre del loco, e la mela non cadeva mai lontano dall’albero.

“Oh, lasciatelo lì” rispose lui beffardo.

Era proprio vero che a Villa Nueva tutto era soggetto a cambiamenti di fronte, gente che andava in galera e continui tradimenti. Adesso, non si poteva stupire più che Fernando Espimas aveva evitato di sposare la bellissima Raquel Garcia, e poco c’entrava l’anello del viejo.

Poi aggiunse: “D’altronde, le lavatrici continuano a girare…”

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