La Ropa Sucia/248

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“Mamma?”

Era lei.

Pepa Gutierrez aveva finalmente suonato alla porta di casa Gutierrez. Aveva cento motivi per doverlo fare: innanzitutto perché voleva conoscere Rocìo Gutierrez, la figlia del muerto, uomo che lei aveva deciso di conoscere meglio in vece del Muratore, che peraltro era morto a causa di un pugno particolarmente forte dell’uomo sopravvissuto ai voli della morte.

In secondo luogo, aveva sentito parlare da Joe il barista di una certa chiave appartenente ai Garcia, che avrebbe risolto l’enigma della lavatrice, in mano ai Sanchez. Probabilmente c’era il modo di farla fermare e i Sanchez andare in rovina, con buona pace per l’ottuagenaria Ana Lucia che ancora orchestrava sia i movimenti dei suoi parenti sia le azioni della povero Sofia Riquelme, aveva avuto da pochi giorni la prova vivente dei tradimenti di Ezequiel Riquelme, come lei sosteneva da anni. Proprio perché erano la prova di cotanta fedeltà Ezequiel era il primo a tradire.

In terzo luogo, sapeva che el loco stava per sposarsi, mentre el tiburòn frequentava proprio la figlia di Ezequiel, la sorellastra di José. I Gutierrez non erano mai stati così in rampa di lancio prima di allora. Per fare un paragone, il missile che alla fine era andato sulla Luna era destinato a stare a terra, al confronto.

Ecco perché Pepa si abbandonò in un abbraccio verso il suo primogenito.

“Figlio mio” disse lei, commossa. “Sono così felice di rivedervi. Sappiate che sto rischiando tantissimo. Sono evasa in quanto complice di un mostro, e…”

“Madre” disse el loco, imbarazzato. “va tutto bene. adesso potete stare in latitanza qui, nella nostra casa”

“Non avrei mai dovuto lasciare il Muratore! Oddio, come sono stupida! Mi sono lasciata abbindolare dai muscoli e…”

“Va tutto bene” ripeté el loco, del tutto dimentico dell’imbarazzo che aveva avuto quando vedeva indumenti intimi nascosti ovunque.

“Adesso sappiamo che siete innocente e mi accompagnerete all’altare il giorno delle mi e nozze. Tutto si sistemerà. Sedetevi, vi faccio preparare una tazza di tè! Ambrogio?”

“Eccomi” disse Ambrogio.

“Muoviti”

E Ambrogio si mosse per preparare il tè. Peraltro, era davvero veloce a farlo. Nel preparava almeno sette al giorno, ma lui non ne prendeva neanche un goccio.

Pepa fu dunque lasciata sola coi suoi pensieri.

El loco andò verso Rosa, la chica formosa, che invece stava leggendo un libro.

“Da quando leggi libri?” chiese el loco.

“Tu non sai leggere, quindi non capisci” rispose lei, seccata.

Paulo Ramiro era completamente perplesso. “Che cosa succede?”

“Niente, non ti preoccupare”

Ma il gelo scendeva fra loro e non sto parlando dei gradi Celsius.

“C’è mia madre qua nell’altra stanza” proseguì el loco, incurante della tundra che sui stava creando.

“Certo, vai da mammina” rispose Rosa. Forse un po’ troppo sprezzante per essere ignorata.

“Rosa, mi stai facendo arrabbiare” osservò el loco. “Que pasa?”

“Se non lo sai tu… ah già che non sai leggere. Né scrivere, fra l’altro”

El loco decise di lasciare perdere e andare nell’altra stanza, al che Rosa decise di alzarsi e sbottare: “Non mi hai mai scritto una lettera come quella di Joshua ad Analisa Islas! Sei un loco!”

El loco non capì ma le lavatrici continuarono a girare…

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