La Ropa Sucia/249

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Pepa Gutierrez quasi quasi avrebbe preferito stare in cella a vivere a pane e acqua e magari salvare la povera Cassandra Espimas, invece che risolvere le beghe di quei due poveri stolti.

Si trovava di fronte, mentre mescolava il tè con lo zucchero, al loco suo figlio e Rosa, che probabilmente stava diventando loca anche lei.

“Il fatto che tu stia insinuando che mio figlio non sappia leggere né scrivere, implica il fatto che io non l’abbia educato in tal senso. Ti rendi conto di questo?” chiese Pepa.

“Beh, signora, ma non accetto la morale da una che è stata in prigione per concorso in omicidio e poi è evasa!”

Pepa, sentendosi colpita nell’animo, posò il tè e schiaffeggiò Rosa, che si mise a piangere.

“Paulo! Paulo! Difendimi! Tua madre mi ha colpito! Nessuno mi ama in questo patetico mondo, tutti mi prendono a schiaffi e io… io volevo solo una lettera!”

“È già la quarta volta che menzioni la lettera! Ma che cavolo c’era scritto?” disse el loco.

“Un momento… tutti ti colpiscono? Chi altri ti ha colpito?”

“Roberto, l’aitante runner” disse Rosa. “Ma nell’altra guancia”

“Beh, porgi l’altra guancia” rispose Pepa, citando altre opere fuori contesto. “E comunque, non mi aspettavo che Roberto Mendosa, capo del Clan dei Bianchi, potesse fare un atto così crudele e insensato come schiaffeggiare… in ogni caso, dov’è finito? È stato punito, spero”

“Sì, adesso è fuggito con sua madre chissà dove” confessò Rosa.

Era incredibile come Roberto fosse un runner provetto e avesse già fatto perdere le sue tracce con la sua corsa.

“Quanto alla lettera, che mi dici?”

Rosa sospirò. Guardò el loco. “Non fraintendermi, l… Paulo” si corresse appena in tempo. “Io ti amo e sto per sposarti, ma… non sai scrivere. Non sai scrivere! Invece la lettera di Joshua, rivolta ad Analisa, tocca proprio le corde del cuore suonando una canzone con un sacco di accordi. Analisa sarebbe proprio stupida a non accettare la sua corte!”

“Sì, ma chi è Joshua?” chiese el loco.

“Il fidanzato ricco di Analisa Islas, appunto” disse Rosa. “Ha siglato un accordo con i Cascada e adesso creerà un business qui a Villa Nueva. Probabilmente avremo anche nuovi abitanti”

Pepa rifletté intensamente. I Cascada erano l’unica famiglia che non si era mai fatta vedere a Villa Nueva, né per le feste, né per i balli. Persino al compleanno del viejo, l’ultimo della sua vita, erano assenti e ciò voleva dire semplicemente che a loro Villa Nueva faceva schifo.

D’un tratto, però, grazie a un certo Joshua, ricco imprenditore, anche loro avrebbero contribuito alla sua migliori, probabilmente espropriando i latifondi delle famiglie che già erano presenti, rendendole nullatenenti in poco tempo e facendo vivere solo i Cascada di cui sopra, e probabilmente i due mariti che avrebbero avuto la fortuna di sposare le due figlie.

D’un tratto, le sorelle Cascada avrebbero potuto diventare le due migliori ragazze in età da marito del circondario, oscurando tutte le altre… persino la bellissima Catalina Salcido, unica rampolla di una famiglia estremamente facoltosa. Non rimaneva dunque che puntare sul matrimonio fra gli Espimas e i Gutierrez, in modo da unire le due famiglie e fare fronte al nuovo nemico.

“Su, fate pace, prima che la lavatrice ci inghiotta” esortò Pepa, prima di bere un po’ di tè.

“No, madre… adesso le lavatrici sono due”

Pepa sputò e tossì molto forte. Che cosa stava dicendo el loco?

E le lavatrici continuarono a girare…

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