La Ropa Sucia/258

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Cominciò a piovere, a Villa Nueva. L’estate era ormai dimenticata, peraltro aveva fatto ancora più in fretta perché quell’anno in particolare le piogge erano spesso torrenziali oppure ad intermittenza.

Stava di fatto che a Villa Nueva c’era un cancello di ferro, che in quel momento era battuto dalla pioggia, e goccioline scendevano sul ferro freddo.

Davanti a quel cancello, dove comunque era stata scolpita una pantera rampante, simbolo della famiglia Espimas, c’erano due ragazzi. Un uomo e una donna.

L’uomo, se possibile, era ancora più inzuppato della ragazza, anche se a rigor di logica avevano ricevuto lo stesso quantitativo di pioggia, visto che cadeva regolarmente su tutte le zone, e il terreno sotto di loro diventava via via più fangoso.

“Non ci credo” stava dicendo il ragazzo, che si chiama Paulo Ramiro de la Noche Gutierrez, rivolto a Rosa Clarita del Rosario Sanchez, ma che in passato faceva di cognome Espimas.

“Posso spiegare” provò a dire la chica formosa, colta sul fatto per via di una rivelazione che aveva fatto piovere.

“Dite tutte così… stavi cercando di fregarmi, eh?”

Da notare come il tono di Paulo era triste e sconfortato. Non riusciva neanche a uscire di scena nella maniera melodrammatica di uscire di scena, tanto era affranto.

“Non sto cercando di fregarti, che per quanto tu sia loco non avrei mai il cuore di farlo” ammise Rosa. “Tuttavia… sì, ciò che dice Fernando è vero. Sono sposata”

El loco strinse i pugni e voltò lo sguardo su una pozzanghera particolarmente accogliente verso le goccioline.

“Non ho mai visto mio marito, a parte il giorno del matrimonio. è un imprenditore tedesco, si chiama Hubert mi pare, e abita proprio a Bonn, la capitale”

“Maledetta Germania Ovest” rispose el loco. “Come posso uccidere Hubert, allora? Dovrò finire in Germania”

Rosa sgranò gli occhi. “Faresti questo? Per me?”

“Sì” disse el loco. “Sarò anche l’uomo più loco del mondo a finire nella Germania Ovest per uccidere un uomo di cui non conosco nulla se non il nome, e non so neanche dove si trova Bonn, ma sì, lo faccio per te”

“E allora verrò anche io contigo!”

Rosa, incurante degli abiti zuppi di entrambi, abbracciò stretto il suo fidanzato. Fernando vide quella scena da oltre la finestra e assunse una faccia disgustata, mentre un rombo di tuono faceva da sottofondo musicale.

“Rosa sta per andare nella Germania Ovest col loco” annunciò Fernando ai suoi genitori.

Nel frattempo, al carcere, una grossa fune bianca cadde dalle mura. Ben attento a non scivolare a causa della pioggia battente, una misteriosa figura nera stava evadendo.

“Sono pronto” annunciò a chissà chi. “Adesso che el muerto è tornato, ve la farà pagare cara! Aahahahaha!”

La sirena della prigione coprì il resto del monologo da cattivo del muerto.

Ancora, Pedro e Marìa, la procace giardiniera, stavano osservando assieme la pioggia battente.

“La pioggia batte, così come il mio cuore” disse Marìa. “Dici che riusciremo ad affrontare Diego ed Edmundo assieme?”

Pedro non era del tutto sicuro di quello che provava per Marìa. Era ancora innamorato di Analisa, ad esempio, e Marìa era stata talmente possessiva da averlo ammanettato per un certo periodo.

“Non lo so” disse Pedro. “ci sono ancora un sacco di incognite nella grande equazione che è Villa Nueva…”

Un tuono rombò roboante.

“E tu sei bravo con le equazioni?” disse Marìa speranzosa.

Pedro si voltò verso di lei e la squadrò occhi negli occhi, mentre un fulmine li fotografò ritti in piedi in quello stato.

“Avevo tre in pagella, Marìa” rivelò.

E le lavatrici continuavano a girare…

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