La Ropa Sucia/263

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Matìas Gutierrez non aveva bisogno di riposare. Era lucidissimo, inoltre, in base a ciò che sapevano Raquel e Romàn Garcia, poteva organizzare un suo piano. Era praticamente pronto, doveva solamente creare il caos al momento opportuno.

Quella cella, posta nelle segrete del castello di Garcia, non gli faceva paura. Dopotutto, aveva passato momenti peggiori, ad esempio Ezequiel Riquelme come compagno di cella era una maledizione da non augurare nemmeno al peggior nemico.

Così, prese un taglierino che aveva nascosto dentro la manica che non era stata colpevolmente controllata, tagliò ler corde che lo tenevano legato ai polsi, si liberò e con lo stesso taglierino riuscì ad aporire la serratura delle sbarre, dimostrando una certa maestria e un buon lavoro di polso.

La porta della cella si aprì dunque senza il minimo rumore, esserndo nuova e ben oliata, e di soppiatto riuscì ad uscire distric andosi fra le varie stanze senza essere visto da nesusno fuorché da due servette che per il resto riuscirono a farsi i fatti propri e non sgenalarono quell’evasione.

La prima cosa che scoprì Matìas, una volta all’esterno, fu che pioveva incessantemente. Male, non aveva l’ombrello e si sarebbe bagnato oltremodo. Tuttavia, doveva pur uscire, perché stare in piedi, vestito da galeotto, sul pianerottolo in cina alla scalinata d’ingresso del castelolo dei Garcia sarebbe parso sospetto, qujindi doveva bagnarsi a costo di prendere una polmonite.

“Che stai facendo, muerto?” chiese infine Ambrogio, compartendo dal nulla alle spalle dell’interpellato.

Matìas si bloccò, sentendo freddo pur non essendo ancora uscito dalal tettoia di protezione davanti l’ingresso.

“Sto andando a combinare il matrimonio di mia figlia Rocìo con Fernando Espimas”

Ambrogio soispirò. “Allora è vero. Sei davvero il padre di lei e sei evaso per riscattare i Gutierrez dalla fine che li minaccia”

“Sì, è vero” disse lui. “Adesso fammi andare”

Matìas andò, e per fortuna con quel dialogo la pioggia cadde più moderata, in modo da poterlo fare camminare senza bagnarsi troppo.

Ambrogio lo vide allontanarsi riducendosi a un puntino, anche se sapeva che la destinazione di Matìas stesso fosse appena più in là, verso la villa dei Cascadas posta sopra la collina.

Che cosa stava cercando, el muerto? Perché lo stava cercando? Gli piacevano i soldi spiccioli?

Matìas era sicuro di trovare Rocìo a casa Gutierrez, e così fu. Peraltro, non aveva altre case dove andare e quindi bussò al campanello, e gli fu risposto dal tiburòn, quindi Matìas sentì sollo un vago fruscio che attribuì a un mal funzionamento.

Attese quindi che rispondesse Elisa Riquelme, ma non c’era probabilmente. Allora, gli fu risposto da Pepa Gutierrez in persona.

“Pronto?” chiese lei, incuriosita dalla visita.

Matìas sogghignò nel sentire quella voce ormai perduta. “Bene, bene… come stai?”

“Ehm… chi sei?” chiese lei.

“Chi pensi chi io sia?” rispose Matìas.

“Adesso basta! Dimmi chi sei!” esclamò perentoria Pepa.

“Sai molto bene chi sono… hai cercato di scappare da me, non è vero?” disse Matìas.

“Non è possibile… non puoi essere…”

Pepa per qualche motivo era agitata. Fuori da Villa Gutierrez pioveva.

“Non ti lascerò entrare” concluse Pepa.

“Beh, devo vedere mia figlia” disse Matìas. “Falla uscire, se non vuoi che entri”

E fu così che Rocìo uscì fuori dalla villa con tanto di bagaglio.

“Maledetto, sei venuto a rovinarmi la vita un’altra volta” sibilò aqdirata la ragazza.

“Non diresti così se sapessi chi ho intenzione di farti conoscere” disse Matìas. Prendendo con forza il braccio di Rocìo. Da qualche parte, due lavatrici stavano girando…

 

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