La Ropa Sucia/266

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Catalina Salcido era rimasta un po’ disparte, così come il resto della sua famiglia, da quando era morto Gonzalo Sanchez, pugnalato a sangue freddo da uno dei due componenti della famiglia Mendosa, che in quel momento erano latitanti e fuori dalla portata della polizia di Villa Nueva, che comunque proseguiva le indagini.

“Quello è un runner, non lo troveranno mai” disse a un certo punto Nicolàs Salcido, rigirando il suo caffè.

“Non è questo il punto” rispose Catalina, seduta sul divano di frontre a suo padre. “I Salcido sono a rischio estinzione. Non mi basta più essere bellissima, ad esempio. Mi toccherà sposare Joshua, l’ex ricco di Analisa, ma appunto lui ama la figlia di quegli stupidi. A meno che io non raccolga coloro i  quali sono rimasti in disparte per tutto questo tempo e non faccia qualcosa con loro, ad esempio il Clan Verde delle persone intelligenti

“E chi sarebbe rimasto in disparte, scusa?”

“Beh, Clara Sanchez e suo marito Miguel, no? La loro relazione è uscita rafforzata, nonostante ciò che aveva macchinato Fernando Espimas per motivi a me ignoti”

Così andò da loro, a farsi raccontare la vita, l’universo e tutto quanto. Non era così difficile trovarli, più difficile era entrare in confidenza, soprattutto perché avevano deciso di licenziare Ambrogio e fare affidamento solo a un fucile eternamente puntato all’esterno.

Deglutendo, Catalina provò a suonare. Non c’era nessuno.

“Non c’è nessuno” disse una voce dietro di lei.

Era Ambrogio.

“Ambrogio? Che ci fai qui?”

“Da quando sono stato licenziato da questa famiglia, continuo ad andarci più spesso di quel che si crede, perché si torna sempre dove si è stati bene”

“E dove si è stati male?” chiese Catalina.

“Quello è l’ospedale”

Catalina capì molte cose e lasciò perdere Miguel e Clara, tuttavia così facendo perse un’informazione molto importante e che avrebbe cambiato le sorti dell’umanità.

Clara Gonzalez, così si chiamava. Era la figlia di quel medico che adesso era latitante, e probabilmente avrebbe potuto salvare persino Gonzalo Sanchez, se lo si avesse affidato.

Clara Gonzalez in quel momento stava vomitando anche l’anima davanti al gabinetto, e venne trovata così dall’ignaro Miguel.

“M… Miguel” disse Clara, bianca cadaverica, guardando il marito con occhi vacui.

“Dimmi, Clarita” disse lui. Era sconfortato.

“Sono sconfortato” ammise.

“Sono incinta” disse Clara.

Era incredibile che due parole, cinque sillabe, potessero contenere tanti di quei significati. Peraltro, era incinta così presto?

“Sto aspettando un bambino?” chiese Miguel, col cuore in gola.

“Potrebbe essere anche di Fernando” osservò Clara.

Mater semper certa est” citò Miguel, trattenendo le lacrime. “Non sarò da meno da José. Terrò il bambino come se fosse mio, e se dovesse rivelarsi mio sarò pronto a perdonare Fernando”

“Credevo che l’avessi già perdonato” disse la moglie.

“Beh, non posso dire edi perdonare se ancora quello che ha fatto si ripercuote… chissà per quanto tempo dovrò stare attento a guardarmi le spalle”

In effetti, dietro di lui c’era Ambrogio pronto a osservare. Aveva sentito tutto e se ne andò. Il piano procedeva. Procedeva e anche lui procedeva, aveva in mano Villa Nueva e nessuno se ne stava rendendo conto.

Le lavatrici continuavano a girare…

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