La Ropa Sucia/273

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La situazione si era ingarbugliata. Quando capitava, teneva a mente il consiglio della nonna Ana Lucia e andò a raccontarle tutti i fatti, che così entrarono fra le informazioni della vecchia, che come al solito continuava a ricamare.

“Certo” disse lei, alla fine.

“Come? Io ti racconto una versione dei fatti molto interessante e tu mi liquidi con certo?”

“Proprio così” riosapose Ana Lucia. “Da quando hai piantato in asso Marìa, la procace giardiniera, hai perso per me ogni attrattiva. Adesso vai pure, penserò sul da farsi. Ah, e a proposito: devi darmi del voi, non sono certo tua sorella”

Diego però decise di non demordere, perché voleva sapere cosa nascondevano i Sanchez, così fece per uscire dalla stanza di Ana Lucia, nascondendosi però dietro un’armatura che provvidenzialmente si trovava appena fuori da quella stanza.

Neanche a dirlo, Ana Lucia ricevette un’altra vfisita da lì a pochi minuti. Si trattava di Violetta Sanchez, la quale aveva persino dimenticato il cognome da signorina e che comunque non era più necessario, dato che adesso era vedova e rivendicava la proprietà della tenuta.

E non era solo lei che la rivendicava, pensò Diego: c’erano anche Pedro e Adele Sanchez, i suoi stessi figli, per non parlare di Rosa, la chica formosa, che seppur fosse cresciuta fra gli espimas era in realtà figlia di Violetta e Gonzlao, quindi una volta tornata dalla Germania Ovest poteva scagliare un attacco alla tenuta stessa e prenderne il potere, usufruendo delle sue grazie prosperose. Inoltre, oltre alla villa, c’era anche la proprietà di Villa Riquelme, quella presieduta da José, e Villa Riquelme, la tenmuta storica di Ezequiel e  Sofia, dove Elisa, la figlia segreta, era tenuta come prigioniera.

Tuttavia, Ana Lucia disse chiudi la porta, così Diego dovette accettare una brutta sconfitta.

Violetta si sedette di fronte ad Ana Lucia, come faceva un peccatore davanti al confessore.

“Cos’è che ti turba, Violetta?” chiese lei. “Stai per diventare nonna per la seconda volta, e peraltro i nascituri devono ancora nascere entrambi. Io, che sono bisnonna, sarei orgogliosa di tutte queste nuove nascite”

“Vogliono chiamare il figlio Gonzalo” rivelò Violetta.

“Chi vuole chiamare il figlio Gonzalo?” chiese la vecchia.

“Clara e Miguel” disse Violetta. “Invece, Adele e José non vogliono sapere il sesso del nascituro fintantoché non viene fuori il giorno della nascita che è prevista a fine agosto/inizi di settembre, quindi alla fine dell’estate. Comunque sia, sono venuta per chiederti un favore”

Violetta mise davanti a lei una specie di collana.

“Che genere di favore, che mi stai pagando pur sapendo di essere già ricchissima?” chiese incuriosita Ana Lucia

“Devi dire al popolo, facendo un’altra comunicazione, che Ambrogio sta tramando a Villa Nueva. È così, è il maggiordomo di tutte le famiglie e nasconde qualcosa e siccome sei ancora tu la proprietaria ti sto precisamente suggerendo di licenziarlo”

“Oh” disse Ana Lucia, avendo ascoltato tutte le parole di Violetta, soppesandone persino le sillabe. “E… com’è che adesso ti interessi tanto di Ambrogio, visto che neanche la polizia ha trovato nulla per cui condannarlo?”

“Appunto, non ti pare un po’ strano?” disse Violetta. “Uccide, o quasi, el tiburòn, e viene scagionato. I Garcia rubano l’argenteria da casa nostra e sono ancora in galera. È evidente che c’è una correlazione fra il Commissario e Ambrogio stesso”

Ana Lucia ricamò ancora più freneticamente. Il suo cuore prese lo stesso ritmo delle due lavatrici, che continuavano a girare…

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