La Ropa Sucia/282

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Anche se il emssaggio scritto da Joaquina era un palese falso, solo perché l’aveva detto Ambrogio, il Commissario riunì tutte le forze che riuscì a convocare per un’operazione senza precedenti. Ramòn Fernandez, infatti, si era macchiato di numerosi e reiterati attentati alla legge, facendo fuori uno dopo l’altro tutti gli articoli del codice penale. Non era rimasto più niente che non avesse violato.

Inoppltre si era macchiato anche di caffè, quel momento, distratto com’era dal pregustare una notevole ssomma di denaro. In effetti, la moneta che circolava in Argentina era il pesos, che, dopo la caduta della dittatura e la situazione turbolenta che ne stava conseguendo, aveva perso molto potere di quel poco che aveva ed era ormai quasi carta straccia. Il vero futuro erano i dollari americani.

Quindi, tutti gli agenti, ben sette, erano appostati tutto attorno al bosco, capitanati dal Commissario, con la pistola carica.

Visibile, nel buio della notte, c’era la signora Cascada, la quale odiava passeggiare di notte, ma odiava anche la carta straccia che aveva fra le mani, nascosta dentro una ventiquattrore.

Il fatto era che i Cascada erano abituati a maneggiare denaro vero. Adesso la signora sapeva bene di doversi lavare più e più volte per togliere anche l’odore delle banconote false.

Comunque, era stato un sacrificio che era disposto a fare pur di rivedere Joaquian viva. Era l’unica persona rimasta a credere davvero all’autenticità del biglietto. Inoltre, era convinta che Joaquina avesse davvero scritto col sangue, nonostante la ricerca fatta e l’insistente odore di fragola.

La donna si guardò attentamente intorno. Sembrava non ci fosse nessuno, inoltre era stata anche brava non far scorgere le sue tracce, dando l’impressione di essere sbucata dal nulla, letteralmente.

Così si fermò nel luogo indicato e poggiò la ventiquattrore a terra, e attese.

Attese. Attese ancora.

Dopo che il tempo riuscì a dilatarsi in quel luogo oscuro e pieno di terrore, arrivò un uomo con una lanterna in mano.

“Fernandez…” salutò la donna.

Era Alfonso.

“Non sono Ramòn” disse dunque. “Sono il fratello, perché non si sa mai con la polizia in giro, e il Commissario non corrotto che ci è capitato. “Diego Sanchez e Rocìo Gutierrez, se dovessero sposarsi, diventerebbero la coppia più ricca di Villa Nueva. Ecco perché abbiamo chiesto questi dieci milioni”

La signora Cascada ascoltà Alfonso molto attentamente, come se volesse trovare qualcosa che le potesse interessare.

“È per questo che tenete in ostaggio la mia bambina? Per poter assicurarvi un futuro in questo paese?”

“Non la tua bambina, sciocca” deisse Alfonso. “Non stiamo tenendo in ostaggio la tua bambina. Noi vogliamo rapire i vostri soldi. Infatti, oltre a questi, vogliamo altri dieci milioni la prossima mezzanotte!”

Alfonso stava bene attento a non prendere la valigia, per non far spuntare fuori la polizia.

“Ecco perché noi non ti ridaremo Joaquina. A parte che, detto in confidenza, non vuole andarsene”

La signora Cascada ebbe un forte tuffo al cuore. “Ma… che cosa dici? Certo che vuole andarsene! Che cosa può darle Fernandez che la nostra vita agiata non le sta dando? E poi, Fernandez! Di tutti gli uomini che poteva scegliere, proprio il più pericoloso criminale di Villa Nueva?”

Alfonso ebbe un’illuminazione: davvero suo fratello era considerato un criminale? E ancora, essere il più pericoloso criminale di Villa Nueva in che graduatoria metteva Ramòn nel resto dell’Argentina? E poi, come mai Joaquina soffriva della sindrome di Stoccolma?

E le lavatrici continuavano a girare…

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