La Ropa Sucia/285

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Comprare una lavatrice per azionarla non era mai stato così divertente, per Joshua.

Innanzitutto era esattamente andato al negozio di Edmundo, il quale non lo accolse troppo bene. Anzi, non lo accolse.

Fu da solo che Joshua prese una lavatrice, consigliato da una commessa che si troivava là, che si chiamava, come suggeriva l’etichetta, Sara.

“Prendo questa, allora” disse Joshua, convinto che la lavatrice potesse funzionare anche con lui.

“Ottima scelta, signore” disse quella sorridente.

La lavatrice andava presa in magazzino, così Josha si avviò a pagarem, lasciando Sandra da sola, che poté così essere libera di allontanarsi e assumere la sua vera identità.

In realtà si trattava di Elisa Riquelme, che in quel momento osservava se stessa davanti lo specchio del bagno delle donne, che le restituiva un’immagine stralunata e attonita. Era incredibile, come al suo primo giorno di lavoro, avesse già scoperto qualcosa di terribile. Non sapeva nemmeno con chi confidarsi, perché non si fidava tanto del tiburòn, inoltre non tutti riuscivano a sentire quello che diceva e quindi le sue parole si sarebbero potute perdere al vento.

Così decise di comunicarloa  José, il quale era avvilito fra Adele sempre più incinta e sua madre che vorrebbe che lui tornasse da lei a lavarle i panni a mano.

José spalancò la bocca.

“Ma lo sai cosa significa essere il marito di Adele Sanchez?” chiese alla fine del resoconto di Elisa.

“No, non lo so” rispose con freddezza Elisa. “Ma poi, cosa c’entra?”

“Non ci arrivi?” chiese José. “Sono i Sanchez ad aver azionato per primi la lavatrice. La lavatrice dei Sanchez ha azionato la seconda lavatrice, quella di Edmundo, e il fatto che Joshua ne abbia comprata una terza è perché discende direttamente dalla prima, sempre. In altre parole, è la lavatrice dei Sanchez che lava i panni sporcvhi di questa città”

Elisa sgranò gli occhi. Adesso aveva capito cosa significava avere un fratello. Fratellastro, nel suo caso.

Analisa, in quel preciso istante, era pronta ad indagare sulla paternità di Fernando e la prima cosa che fece fu chiederlo ad Ezequiel Riquelme.

“Sì” rispose lui, senza chiedere perché Analisa fosse lì. “Sì, è lui il padre del nascituro. Inoltre, ti ringrazio per avermi informato, qaui nessuno mi informa mai di niente”

“Mi sembrava doveroso” disse Analisa. “Avete avuto voi l’idea di far fare a Fernando qualcosa che non voleva fare”

“Però l’ha fatta” disse Ezequiel “e le lavatrici…”

“Continuano a girare” concluse Analisa. “Va bene, vi ringrazio parecchio, messere”

“E di cosa, mia cara” disse Ezequiel. “Sai che puoi venire sempre a trovarmi”

“Non ne vedo il motivo” rispose lei, chiedendo di poter uscire. I secondini erano abbastanza riluttanti, sorprendentemente, come se volessero trattenerla per troppa bellezza.

Analisa quindi sentì di aver fatto la cosa giusta, per cui tornò in città, dov’era pieno di gente, che andava e veniva.

Non si sarebbe mai aspettata che suo padre, il tenebroso Ambrosio Islas, le avrebbe dato un giorno un biglietto.

Il biglietto era scritto a ritagli di giornale, nel senso che qualcuno si era preso la briga di ritagliare le lettere da un giornale e incollarle in modo da produrre un messaggio minatorio, il seguente:

Vogliamo la torta. J. e B.

Così c’era scritto, e Analisa cominciò a sudare freddo, mentre le lavatrici continuavano a girare…

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