La Ropa Sucia/287

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Un ragazzo con un ombrello enorme in mano stava osservando proprio Analisa, che inumidita era più bella che mai. Aveva chiesto una mano.

“No, ne ho già due, grazie” rispose lei.

Il ragazzo annuì e si avvicinò. “Vieni, mia cara, ti bagnerai così. Lascia che ti offra il mio obrello”

Analisa capì che quell’uomo erta diverso da tutti gli altri. Ma chi era? Non era mai stato visto a Villa Nueva, quindi occorreva fare una domanda.

“Scusa, chi sei?”

“Oh, certo. Potresti aver capito che io sia un malintenzionato. Se ne tropvano spesso, poi a Villa Nueva con così poche persone la media dei crimanli si alza in percentuale” ridacchiò. “Mi chiamo… no, in realtà non te lo voglio dire, come mi chiamo. Vediamo se riesci a indovinarlo”

Analisa sorrise e sghignazzò, anche lei era piuttosto incuriosita dall’uomo misterioso, vestito col cilindro in testa, cappotto lungo e pantaloni con scarpe lucide.

Chi era? Perché sembrava venuto fuori direttamente dal 1910? E soprattutto, perché Jùan e il picolo Benjhamin volevano una torta? Gli era stata data?

Nel frattempo, c’era da dire che i fratelli Fernandez avevano avuto un’ottima idea.

Avevano lasciato perdere la richiesta di riscatto da dieci milioni da estorcere ai Cascada, perché comunque avrebbero solamente ricevuto soldi falsi, così decisero di rapire Juàn e il piccolo Benjamin. Non era stato molto difficile: accadde un giorno, al parco, in cui i due ragazzini stavano giocando ai cavalieri con tanto di rametti pronti per essere poggiati con violenza sulle loro pelli.

“Yah! Sono He-Man! Hey! Che succede?” stava dicendo Jùan, appollaiato in piedi su una panca mentre ballava.

“Ed io sono Skeletor, il tuo malefico avversario! Nyaaah!”

Al che, li vide Rebecca Jones, che passeggiava in bicicletta, afflitta da tante cose. Afflitta da Joaquina Cascada, la quale stava ristrutturando la casa che a lei piaceva malinconica e trascurata, afflitta da Alfonso, il quale era ancora succube del fratello, afflitta da se stessa, la quale aveva rinunciato alla carriera di giornalista che era pronta per essere lanciata, solo per amore.

Alfonso era bellissimo e desiderativa aiutarlo. Ecco perché vide quei due discoli, gli unici bambini in tutta Villa Nueva, mentre stavano per darsele di santa ragione.

“Ragazzi!” esclamò con un fare materno che non le era mai appartenuto.

“Chi è?” chiese il piccolo Benjamin.

“È… Rebecca Jones” rispose Jùan, il quale aveva un’ottima memoria. “lavora col Clan dei Neri. Io ci sono stato, è una base bellissima piena di schermi e cose”

“Wow” disse il piccolo Espimas.

“Esatto. Che bravo, ti ricordi di me” disse Rebecca. Poi estrasse un pacchetto di mentine. “Perché non veniute con noi a fare qualcosa, visto che già ci conoscete? Lasciate perdere quei rametti e venire a fare le cose da grandi”

I due ragazzini si guardarono perplessi.

“La mamma ha detto di non parlare con gli sconosciuti, né di accettare caramelle” osservò il piccolo Benjamin.

“Tua mamma è Martina Espimas, piccolo Benjamin” gli fece notare Rebecca. “Forse non sai che è la prima ad accettare caramelle dagli sconosciuti, e non solo quelle”

Il piccolo restò trasecolato, ma che cosa nascondeva Rebecca al bambino? Nessuno poteva saperlo, a parte Ambrogio, che era lì, col giornale in mano per far sì che si nascondesse mentre dava da mangiare ai piccioni.

E le lavatrici continuavano a girare…

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