La Ropa Sucia/288

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Ecco perché Amborgio, il maggiordomo che dava ascolto a tutte le orecchie e vedeva con tutti gli occhi, vide i due piccoli andare da Rebecca senza colpo ferire, ma non sapeva dove lei li avrebbe portati.

Effettivamente Rebecca li portò nel salone degli schermi, ormai disattivato, ma non passarono neanche cinque minuti che Ramòn Fernandez ordinò loro di costruire quel messaggio minaccioso per i loro genitori.

Pertanto, anche i genitori Espimas ricevettero quella stessa lettera.

“Ambrogio, fai subito una torta!” esclamò imperiosa Martina Espimas, la chica delle caramelle, com’era ricordata ai tempi cui Villa Nueva contava cinquecento persone.

Ambrogio, che si trovava a casa Espimas, dopo essere stato al parco, capì subito tutto e parlò col Commissario.

“Senti” disse il maggiordomo al poliziotto.

“Sì, ho capito quello che vuoi dire, ma non posso aiutarti” rispoose l’ufficiale. “Non finché non si provi che Rebecca Jones abbai effettivamente rapito i due ragazzini e invece non le siano scappati. Voglio dire, lei era in bici e loro erano a piedi, come poteva essere che lei li abbia messi su quel mezzo di trasporto anche piccolo?

Occorreva lambiccarsi, perché Ambrogio non aveva idee da proporre.

“Sono stato informato” disse il Commissario “del fatto che i Fernandez vogliano farti la pelle, però secondo me sei diventato un po’ paranoico. Voglio dire, non abbiamo nessuna prova che Rebecca Jones sia rimasta con loro”

Ambrogio allora chiuse la telefonata senza dire nulla e decise di indagare da solo. Non ci teneva a essere sfidato a duello.

Nel frattempo, Raquel e Fernando, ovvero i coniugi Espimas, volevano sapere da Romàn quando sarebbero entrati in azione.

“Molto presto, ragazzi” disse lui. “Non preoccupatevi, ho un piano che ci soddisferà tutti”

“Sarà…” disse Raquel, ma cominciava ad avere fretta, soprattutto perché i piani alti del castello sovrastavano Villa Nueva e permettevano di vedere il cantiere sempre in funzione.

Anche el pipa, per quando innamorato, non vedeva l’ora di tornare a Villa Gutierrez, anche se c’era el tiburòn, con Pepa, che dirigevanmo la tenuta come pareva a loro, stando bene attenti a qualche segno, o segnale, di potere prendere il potere usufruendo magari dei matrimoni che ciascuno di loro stava progettando.

E dietro di loro, c’era Joshua, che alla fine diede un anello di fidanzamento ad Analisa, che però non ricevette mai. Fu intercettato da dai coniugi Cascada, i quali lo presero per loro in attesa che Joaquina capisse quanto spbagliasse a mettersi con Ramòn Fernandez. Ma più loro lo pensavano, più lei si innamorava.

Tutti erano come se fossero in attesa di qualcosa, qualcosa che alla fine si rivelò nella persona del tizio che Analisa aveva incontrato sotto l’ombrello, quel fatidico giorno di pioggia.

“Mi chiamo Alfredo” aveva rivelato infine, una volta che avewva portato Analisa a casa sua. Di Analisa.

“Avevi detto che non me lo avresti rivelato fino al momento opportuno…”

“Sì, però poi me ne sono dimenticato” disse infine ridacchiando il tizio. “E poi sei bellissima”

Era bellissima, Analisa. Di una bellezza così affascinante che spolo Catalina Salcido, a Villa Nueva, poteva paragonarsi a lei, tant’era vero che Edmundo non era riuscito a resistere alle sue lusinghe.

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