La Ropa Sucia/289

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Analisa Islas era la versione mora di Catalina Salcido, e quello era chiaro a tutti.

Tant’era vero che Joshua, l’enigmatico ex ricco di Analisa, pur di averla era stato disposto a comprare una lavatrice, farsela mettere nel suo studio e azionarla, non senza qualche difficoltà.

Adesso le lavatrici erano diventate tre, in un modo che pochi avrebbero capito, in un modo che nessuno poteva sfuggire.

E passarono due mesi.

La sagra dell’asado, a Villa Nueva, era sempre motivo di grande caos e confusione, anche se si svolgeva in piena Pampa e non in città. Tecnici che andavano e venivano, artisti che volevano gli stand, gastronomi, critici, giornalisti, esperti di culinaria e quant’altro dipingevano Villa Nueva di nuove leve.

Gli Islas e i Cascada non pensavano che si sarebbe tenuta anche quell’anno, invece era già giugno e molte cose erano cambiate.

Ad esempio, Alfredo il misterioso ombrellaio, come lo aveva chiamato Analisa, girava spesso per la città. Molti credevano che fosse morto e quello in realtà fosse lo spirito.

Inoltre, Jùan e il piccolo Benjamin avevano avuto la loro torta, e l’avevano mangiata. I fratelli Fernandez non riuscì a trattenerli più a lungo, però, perché i due discoli scapparono continuando con le attività del loro clan.

Nel frattempo, però, all’aeroporto di Buenos Aires erano tornati Rosa, la chica formosa e el loco, proprio loro, quando tutti li avevano dati per dispersi.

“È stata una bella vancanza, vero?” disse Ambrogio, che era venuto a prenderli con la limousine e sfoggiando un sorriso che sembrava vero, ma che in realtà nascondeva abilmente una certa paura di chiedere loro qualcosa. “Che cosa avete visitato?”

“Beh, sai, Ambrogio” disse el loco mentre osservava il maggiordomo mettere i bagagli nel bagagliaio “essendo che siamo stati nella Germania Ovest sarebbe strano se io ti dicessi qualcosa di diverso dalla Germania Ovest, vero?”

“Già” rispose Ambrogio. Ma lui voleva sapere cosa era successo! Tentò dunque con Rosa.

“E tu, Rosa? Che mi dici?”

Rosa piazzò un anello nuziale davanrti al naso di Ambrogio.

“Mio Dio…” borbottò, poer una volta mente e cuore all’unisono. “Vi siete sposati in Germania?”

“Esatto!” Rosa saltellò dalla gioia. “Mio marito, colui che viveva a Bonn, è morto per circostanze misteriose e quindi essendo vedova ho potuto sposare l’uomo più loco della mia vita!”

Morto in circostanze misteriose… il marito di Rosa lui lo conosceva bene. Era stato un matrimonio combinato, perché in quel periodo gli Espimas avevano un gran bisogno di combinare un matrimonio. Capricci da ricchi, immaginòl in quel torno di tempo, ma stettte di fatto che Rosa sposò un uomo che vide solo il giorno del suo matrimonio, ed era ancora diciottenne. Erano passati dieci anni almeno da quel giorno, ed effettivamente Rosa aveva raggiunto un’età parecchio matura, quindi non c’era da stupirsi se quell’uomo era morto, sppure in circostanze misteriose.

Quindi, Ambrogio doveva assolutamente vedere in che modo quel matrimonio avrebbe trovato il suo corso negli eventi.

Nel frattempo che tornavano a Villa Nueva, la limousine dovette fermarsi per fare il pieno, così Amborgio parcheggiò in una stazione di servizio, sperduta in piena Pampa anche quella, a metà strada fra la capitale argentina e il paesino di destinazione.

Fu allora che el loco, mentre provava alcuni occhiali da sole, vide nel minimarket un uomo abbronzato con un sombrero vedere qualche pacco di patatine, chiuso nella sua camicia hawaiana.

Gambe da runner…

El loco si avvicinò proporio a quell’uomo, senza sapere perché, per puro piacere personale.

“Hola, Roberto”

E le lavatrici continuavano a girare…

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