La Ropa Sucia/290

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Roberto Mendosa era latitante da due mesi e oltre, nessuno lo chiamava più con quel nome. Girava per l’Aregentina correndo, assieme a sua madre, che invece teneva il suo passo con una bici, credendo che in quel modo avrebbero potuto risolvere i problemi di costi. In effetti Roberto e sua madre non se la passavano male, continuando a fare gli artisti di strada per i paesi, senza avere fissa dimora.

Tuttavia, per l’appunto, Roberto non era più chiamato così da molto, molto tempo. Neanche sua madre era chiamata Cecilia, e i suoi passati a Villa Nueva erano stati cancellati da ogni memoria.

Adesso, però, tutto stava cambiando. La voce fastidiosa del loco, che ricordava una papera, salì sulla nuca dell’aitante runner e si appropriò dei sudori freddi. Due mesi non potevano cancellare tutto quanto accaduto a Villa Nueva, paesino ad ovest dell’Argentina, appena prima del confine col Cile.

“Hola, Roberto” aveva detto. Già. Lo aveva salutato. Sua madre lo stava aspettando con la bicicletta, là fuori. Non era un tandem.

“Hola” rispose dunque, sempre tenendogli le spalle. Non era sicuro di tornare a vedere el loco, preferiva sapere che fosse solo una voce nella sua testa. Inoltre el loco non era proprio una bellezza.

“È passato molto tempo… assassino” disse il figlio dei Gutierrez. In un certo senso, lo era anche Roberto.

“Già” disse Roberto. “Lasciami in pace, comunque. Non sono un assassino. Non sai com’è andata”

“Lascia che ti dica solo una cosa” disse Paulo Ramiro Gutierrez. “la lavatrice non ha finito con te. Ci sono altri panni sporchi da lavare, per i Mendosa”

L’aitante runner gli venne da ridere. “E se ti dicessi che invece abbiamo già messo i panni nello stendino, puliti e profumati?”

El loco fece una smorfia e si allontanò, tornando dalla moglie, senza dirle chi aveva incontrato e cosa si erano detti, limitandosi a dire solo “Questi turisti! Basta che parlano di folletti!”

Nel frattempo, a Villa Nueva, nessuno aveva il sentore di quell’imminente ritorno, perché né marito né moglie avevano avuto modo di farsi sentire, spedendo solo una lettera prima della partenza dalla Germania e che quindi sarebbe arrivata mesi dopo il loro effettivo ritorno.

Nello specifico, Pedro Sanchez aveva in mente, dopo due mesi, di chiedere in moglie Marìa, la procace giardiniera. Aveva intenzione di farlo lo stesso giorno in cui Diego, il suo fratellastro, voleva sposare Rocìo Gutierrez, la quale aveva portato la dote di un milione di dollari americani precisi, senza essere detratti dalle tasse. La fonte di quel milione non era ben chiara, anche se alcune persone ritenevano che l’avesse mandata el muerto.

Pedro però voleva portare all’altare Marìa in una chiesa diversa da quella scelta da Diego, possibilmente distante, in modo da far scegliere agli ospiti, che era sicuro fossero gli stessi, a quale festa anmdare e far scoprire i traditori.

Rimaneva da scoprire quale fosse la data delle nozze. Diego aveva avuto l’accortezza di non mandare ancora le partecipazioni, o forse era solo stupidità.

C’era solo un modo di scoprire quando sarebbe stata la data. Guardare il calendario.

Quel giorno era il primo giugno del 1984, mentre la sagra dell’asado, cerchiata di rosso, cadeva da lì a tre settimane. Pedro si rese conto di avere in mano una notizia estremamente interessante, in un secondo momento si ricordò di stare cercando la data delle nozze fra le carte di Diego.

E le lavatrici continuavano a girare…

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