La Ropa Sucia/297

Immagine

“Maledetto figlio di puttana” commentò Alfredo “Il figlio è mio!”

Stavolta il tuono fu particolarmente potente, tanto da far tremare i tavolini.

Analisa si considerò molto sfortunata coi ragazzi, ma ormai la situazione l’aveva talmente assorbita che quel pensiero affondò seppellito da quell’avventura.

“Ti farò conoscere Villa Riquelme” disse infine.

“No, guarda che io voglio entrare a…”

“So dove vuoi entrare” lo interruppe malamente. “Ma dato che è José ad avere sposato Adele, adesso lei ha preso il suo cognome e vivono tutti e… due e mezzo a Villa Riquelme, posta in mezzo fra Villa Sanchez e Villa Riquelme!”

“Un momento, in mezzo a se stessa?” Alfredo non ci si raccapezzava più.

“Villa Riquelme dove Sofia, la madre di lui, vive e osteggia la sorellastra, che si chiama Elisa” spiegò Analisa.

“Elisa Riquelme… beh, potrei provarci”

“Prego. Si è lasciata col tiburòn, quindi puoi benissimo andare ad acciuffarla” lo invitò Analisa. Da quando aveva saputo che Alfredo era anche padre, aveva perso in lei ogni attrattiva e lo vedeva solo come un veicolo di distrazione dalla monotonia che aveva preso la sua vita.

“Scusa, si è lasciata con chi?” chiese Alfredo, ridendo a crepapelle.

“In effetti i figli della famiglia Gutierrez sono stupidi già a modo loro. Pensa che c’è chi si chiama el loco” disse Analisa, manifestando disprezzo.

“Ah beh” disse Alfredo. “Comunque, andrò da Adele Sanchez” annunciò l’uomo con l’ombrello, battendo il manico sul tavolino come se fosse una sentenza da tribunale.

“Ed io ti accompagno. Facciamo stasera”

Quella sera, Jùan, Analisa e Alfredo finirono davanti al cancello di Villa Riquelme, quella appartenente a José, grande la metà delle due tenute che erano sempre state rivali.

“Chiedo scusa, ma come sei vestito?” chiese Analisa ad Alfredo. Non aveva abbandonato lui la casacca d’altri tempi.

“Sto andando a trovare come un gentiluomo colei che mi ha lascioato ma che porta in grembo il mio bambino, devo presentarmi come tale”

“In realtà ci stiamo introducendo illegalmente dentro questa casa” gli fece notare lei. Jùàn invece era già entrato.

“Ma che cavolo fai, fratello?” chiese lei, mettendosi la mano in faccia. Non gliene andava mai bene una.

Tuttavia, visto che il corpo del giovane Islas era esile, era riuscito a passare attraverso le sbarre e a far entrare, aprendole quindi da dentro, anche gli altri due.

Jùan, con l’aiuto di una forcina, aprì anche la porta principale della Villa e quiindi i tre entrarono. Jùan dalla finestra.

“Il Clan dei Bambini deve portare sempre il soprannome di discoli in tutto quello che facciamo” spiegà Jùan a una perplessa Analisa.

“E adesso? Magari i due dormono” disse Alfredo.

“Non dormono” disse Analisa. “noi faremo da palo, tu invece entrerai per quella porta, dove c’è il salotto dotatro anche di televisione, se per televisione intendi quella specie di scatola che riprende un solo canale regionale dove fanno programmi di dubbio gusto come Le avventure del pentagramma, la crescita del baobab minuto per minuto e il calcio”

Alfredo sospirò e abbassò la maniglia, sparendo oltre la porta. I due fratelli Islas sapevano che quell’evento poteva cambiare le sorti dell’umanità, quindi ebbero forse un accelerazione cardiaca, in modo da accordare quel battito ai giri delle lavatrici, che continuavano a girare…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...