La Ropa Sucia/298

 

Analisa e Jùan avevano un bicchiere ciscuno, e decisero di ascoltare, mettendo quindi il bicchiere dove andava messo per origliare.

“Ciao, Adele” disse Alfredo, guardando la sua ex e il marito seduti a guardare la televisione mano nella mano.

Adele si voltò verso sinistra e sgranò gli occhi. “Non… non è possibile. Tu non puoi esistere!”

“Il mostro di Loch Ness non può esistere” le fece notare Alfredo. “Io invece esisto e ti ho salutato”

“Che succede? Chi sei tu?” chiese José, guardando sia la moglie che il nuovo arrivato. “Chiamo la polizia!”

“Aspetta, José!” lo bloccò Adele, sudando freddo. Sapeva che non poteva agitarsi, altrimenti il bambino ne avrebbe risentito, quindi, nonostante fosse terrorizzata, cercò di calmarsi e analizzare la situazione con lucidità. Non ci riuscì e si mise a urlare.

José allora capì quello che doveva fare, a prescindere dal chiamare la polizia oppure no: prese le spalle di Analisa e la fissò negli occhi, mentre lei urlava. Lei si sentì al sicuro, gradualmente, urlò in tono minore.

“Chi è quest’uomo?” chiese José, mentre Alfredo osservava tutta la scena col suo inseparabile ombrello ma che adesso fungeva da bastone da passeggio.

“Quest’uomo è l’uomo che mi ha messo incinta, che probabilmente ha fatto fortuna con quello che sognava fare, e quindi è per questo che è vestito così elegante” spiegò Adele. “José, lui è…” tirò su col naso. “Lui è il vero padre di nostro figlio! Lui è Alvaro!”

“Alvaro?” chiese Analisa a Jùan, che fece spallucce.

“Adesso mi faccio chiamare Alfredo, l’uomo dell’inverno” disse lui. “Sapete, al freddo vengono fuori solo gli uomini migliori, tirtando fuori il meglio o il peggio agli altri. E tira fuori anche le verità. Ecco perché ho deciso di farmi avanti a Villa Nueva ad aprile, col freddo.”

“No, veramente a me aveva detto che ha perso tempo a venire solo perché non trovava Villa Nueva sulla carta” borbottò Analisa. Jùan continuò a fare spallucce.

“Adesso sono qui perché voglio ricostruire la nostra famiglia, mia cara Adele” annunciò Alvaro.

“I figli sono di chi li cresce” fece notare José. “pertanto, puoi anche sloggiare”

“Non sloggerò, perché tecnicamente il figlio non è ancora nato, quindi se i figli sono di chi li cresce e il nasciuto non ha ancora fatto la sua comparsa, posso ben crescerlo io, che sono il padre naturale”

José allora fu costretto a prendere la sua spada, che teneva appesa sul caminetto.

“A noi due allora, diavolo” disse José, mettendosi nella posizione corretta della scherma.

“No, no, fermi!”

Sulla scena comparvero altre due persone.

“Non posso crederci… Analisa Islas e suo fratello Jùan! Che ci fate nella nostra casa?” chiese Adele, riumettendosi a sedere.

“Abbiamo fatto entrare costui” spiegò Analisa. “Noln pensavamo, però, che la situazione sarebbe generato fino a sfociare nel sangue e per inciso non sopporto la vista del sangue”

“A parte che nessuno si è ancora battuto e credo proprio che Alfredo, o Alvaro, non lo avrebbe mai fatto. Tuttavia se non fossi entrata non avresti visato il sangue, no? Quindi puoi anche andartene”

Il ragionamento di José non faceva una piega e tutti si misero ad ammirarlo. Non solo, Analisa uscì dalla stanza borbottando qualcosa sui duelli e, portando con sé il fratellino, andarono verso casa loro, mentre le lavatrici continuavano a girare…

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