La Ropa Sucia/299

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A casa Espimas, mancavano ormai tutti i figli. Rosa, la chica formosa, in realtà faceva di cognome Sanchez e stava tornando dal viaggio di nozze. Poi c’era Miguel, che aveva sposato Clara Gonzalez e adesso aspettava il figlio di Fernando, il primogenito, il quale a sua volta era andato ad abitare al castello di Raquel Garcia, che era erede di Romàn Garcia, il quale negli ultimi due mesi aveva dato ospitalità anche a el pipa Gutierrez e la sua nuova compagna, Luisa Ortega.

Era rimasto solo il piccolo Benjamin, che era davvero troppo giovane per impegnarlo con una qualsiasi delle ragazze di Villa Nueva, quindi i suoi genitori non ci pensavano nemmeno. Era incredibile come solo pochi mesi prima gli Espimas erano conosciuti per essere una grande carovana e adesso si erano ridotti solo a tre persone.

Nello specifico, il piccolo Benjamin era pronto ad ascoltare tutto il resoconto di Jùan Islas riguardo la piccola avventura a lui capitata la notte prima.

“Sì” stava dicendo lui, maneggiando una grossa fetta di torta. Era la quarta in cinque giorni, perché la cuoca degli Espimas era moplto munifica col Clan Grigio dei Bambini e li viziava oltremodo. “Io e mia sorella, stranamente, abbiamo fatto qualcosa insieme, infatti mi sono insospettito subito. Infatti, ecco che Analisa stava frequentando un certo Alfredo”

“L’ombrellaio?” chiese Benjamin.

“Come lo conosci?”

“Gira sempre con un schifoso ombrello” commentò il più piccolo degli Espimas. “Mi ha anche fermato per strada dicendomi ehi, lo vuoi un ombrello? E io sono scappato. Cos’altro potevo fare?”

“Certo, lo capisco” disse Jùan, immaginando se stesso che riceveva un ombrello, magari in testa e dalla parte del manico. “Quindi abbiamo fatto entrare questo Alfredo a Villa Riquelme e…”

“Sarà contenta Sofia” rispose Benjamin.

“No, non quella Villa” lo corresse Jùan. “Villa Riquelme, dove abita José e Adele, ha un pancione enorme. Ha detto Alfredo che si chiama Alvaro in realtà e che vuole essere padre, ma José ha detto che i figli sono di chi li cresce e poi è venuta mia sorella e poi ce ne siamo andati”

Jùan aveva preso velocità nello spiegare le cose, perché era arrabbiato per none ssere rimasto di più. Magari poi alla fine Alvaro e José si erano sfidati davvero con la spada.

Tuttavia, mentre i ragazzini gustavano la propria torta dimenticando il fatto, Martina Espimas era lì e aveva sentito tutto. Bisognava fare qualcosa, forse c’era una falla fra i Sanchez e di conseguenza il modo per farli cadere.

“Carlos! Carlos!”

Ma Carlos non c’era. Martina allora chiese un cavallo dalla scuderia, cavalcò e cavalcò, segnando il perimetro di Villa Nueva e mettenmdoci solo venti minuti, ma Carlos non si trovava. Dov’era?

Poi Martina ricordò: quel giorno aveva la riunione coi capi delle loro terre, coloro che davano da mangiare ai padroni permettendo loro una vita agiata e senza particolari problemi: ad esempio, far cavalcare Martina.

Era molto contenta, lei, della vita che conduceva, infatti non si era mai lamentata, anche se a volte Carlos si concedeva qualche scappatella, ma erano solo contadinelle senza nome né volto e probabilmen te anche in quel momento, con la scusa della riunione, la stava anche tradendo, ma i soldi venivano prima di ogni cosa. Inoltre, l’informazione ricevuta dal figlio più piccolo degli Islas era molto più importante di qualche bottarella.

E le lavatrici, soprattutto, continuavano a girare…

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