La Ropa Sucia/300

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Così la signora Espimas, volendo non disturbare suo marito che metteva in riga quei perdigiorno, andò dai Gutierrez, che in quel momento erano composti solo dal tiburòn e sua madre, Pepa, colei che era ricercata per essere evasa ama che per qualche motivo la polziia non riusciva ad acciuffare. Martina sapeva che le volanti del Commissario pattugliavano la zona e entravano a qualsiasi ora del giorno e della notte per controlli a soprepsa, ma Pepa non si faceva mai trovare. Il Commissario aveva anche arrestato el tiburòn per favoreggiamento e interrogato lui non aveva detto nulla. O comunque quel che aveva detto non era stato sentito.

Martina sperava di avere più fortuna, così bussò, trovando Ambrogio.

“Ciao, Ambrogio” disse lei, squadrando quello che era anche il suo maggiordomo fare il lavoro nelle case degli altri.

“Signora Espimas” salutò l’altro.

“Voglio incontrare Pepa Gutierrez” disse lei.

“Un attimo solo”

Così Martina attese. Sarebbe stato un ottimo momento comico se nel frattempo le pattuglie arrivassero proprio in quel momento, mettendo fine alla latitanza di Pepa. Poi però Pepa ce l’avrebbe avuta a morte con lei, dicendole che era amica delle guardie e cose del genere, esattamente com’era successo quindici anni prima, in cui le due donne erano state coinvolte in un’organizzazione di graffitari ed erano state gravemente multate. Erano state denunciate da un amico delle guardie, che poi si era rivelato Carlos Espimas. Pepa quindi non odiava, né amava, Martina, così decise almeno sette minuti prima di scendere a vederla. Poi ricordò che lo scorso Natale Martina aveva effettivamente regalato a Pepa un tagliacarte e quindi si sentì in dovere di vederla. Sulle prima lo aveva considerato un ottimo regalo, era abbastanza tagliente per poterlo passare sulla gola del pipa, ma poi le cose si erano messe benissimo per lei e aveva potuto lasciarlo proprio il giorno del compleanno del viejo, facendogli ancora più male che se lo avesse davvero ucciso in quel modo.

“Ciao, Martina” disse lei, assonnata e con l’accappatoio.

“Salve, Pepa” rispose lei, che giudicava le persone che si presentavanmo alla soglia della porta senza nememno curarsi. “Volevo solo dirti che c’è il modo per fermare i Sanchez e i Riquelme, ed essere noia  comandare. Praticamente c’è Alvaro, che adesso è noto come Alfredo, che è arrivato a Villa Nueva”

Pepa sgranò gli occhi. Era la seconda volta cher Martina le faceva un favore

“Alvaro… oh mio Dio. Entra, Martina, entra”

La donna entrò e si vide servire tè e biscotti, e anche i cornetti per Pepa che quindi approfittò del momento per fare colazione.

“Devi sapere che Alvaro non è solo conosciuto da Adele Sanchez” rivelò Pepa come se fosse ovvio. “So tutto su di lui, anche s ela nostra differenza di etrà eè abbstazna elevata per chiunque ci osservi”

“Ah sì? Sei stata con un ragazzino?” chiese Martina, assolutamente disgustata e continuando a giudicare.

“No, che hai capito?” disse Pepa muovendo la testa come per scacciare un’immagine strana. “Alvaro è il mio fratello minore”

Fuori risuonò un brutto temporale, condito di tuoni e pioggia e le lavatrici continuavano a girare…

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