Lettera di un assassino

ciò che state per leggere ha partecipato al contest “lettera di un assassino”  indetto dal gruppo Facebook “la crème de la crème di efp”. Non era competitivo, o forse sì, in ogni caso l’ho ripescata da dove ce l’avevo e la ripropongo tale e quale.

 

Il tema era il seguente: E se l’assassino lasciasse una lettera? Cosa ci scriverebbe? 

Il suo corpo era appeso al lampadario. Inerte, da ore, ciondolava sul nulla.

Poi Ashton lo vide: “Commissario, c’è una busta attaccata alla bocca!”

Il suo commissario, che stava contemplando il cadavere, non se n’era accorto subito.

Dopo averla estratta con molta delicatezza, videro che conteneva una lettera.

Deglutendo a fatica, il commissario fui scioccato nel leggere le seguenti parole:

 

Caro Paul,

sapevamo entrambi che l’avrei fatto. Ebbene sì, sono stato io a uccidere quest’uomo. Del resto, perché negartelo? Sai che ho avuto sempre un’avversione per il genere umano.

Sin da quando ero piccolo, non facevo altro che ascoltare ordini, consigli, sollecitamenti, e quant’altro.

“ma lo facciamo per il tuo bene”. certo, ma nessuno mi ha mai dato fiducia.

Come se non potessi farcela da solo! Ho frequentato una scuola che non ho scelto, amici che detestavo e una famiglia che ripudiavo.

Ecco perché sono qui che perdo tempo a scriverti, con la Biro che ho rubato a quest’uomo. forse non ci arriverai mai, quindi ti dico subito chi era.

Era il mio capo, a lavoro. Sempre stressante, ti saresti stufato anche tu se capivi che ti avrebbe messo gioghi su gioghi.

E poi accadde. Ebbene sì, Paul, accadde. Successe una settimana fa: ero tornato presto a casa, per una volta, e chi vedo sul mio letto?

Quest’uomo, proprio lui, che si avvinghiava a mia moglie come se non ci fosse un domani. Ma sì che hai recepito: entrambi nudi, lui sopra di lei, che la sfondava ripetutamente.

Anche tu saresti andato di matto. Vabbé che non ci sarebbe voluto molto, per me. Com’è che diceva, lo psicologo? Sindrome di Asperger? Io dico solo “ Poca voglia di relazionarmi”.

O meglio, poca voglia di lasciare in vita questo essere maledetto e la sua amante.

“No amore, ho mal di testa”. Quella puttana maiala. Dimmi, Paul, secondo te ha urlato più quando l’uccello di costui le è entrato dentro o quando l’ho soffocata nel sonno?

 Bah, non ha importanza, e sai perché? Perché l’ho sminuzzata per bene e ho buttato nella pattumiera i rifiuti. Non sai quanti vicini si sono insospettiti della puzza che faceva quel cassonetto! Davvero, dovreste dare una svegliata agli addetti dei rifiuti. Che passino più celermente, la prossima volta!

Non potrai mai incolparmi di questo delitto, caro. Di questo sì, ma ormai non ha più importanza.

Forse vorrai sapere com’è morto Ben, il mio capo. Bene, perché se stai guardando adesso il suo corpo tutto intero è perché volevo fargli capire cosa prova una lampadina, lui che le produceva.

Tanto per cominciare ci misi una settimana a sapere dove abitasse e quando sorprenderlo da solo; poi, camuffandomi da controllore del gas, allungai la tavoletta per fargli firmare un documento qualunque. Lui tutto contento fece una firma troppo ampollosa, ma io con l’altra mano, quella che non teneva la tavoletta, stavo già cercando la pistola.

Lo uccisi a sangue freddo, scaricandogli addosso tutte le cartucce. Se dovevo usare un’unica volta quell’arma, tanto vale farlo bene. Non mi va di sprecare le cose, come quando costruivo castelli enormi con i dadi e poi tu li distruggevi. Ti ho odiato per questo.

Il sangue schizzava come se anche i suoi stessi globuli rossi non vedevano l’ora di andarsene da quel corpo raccapricciante. Un po’ li capisco.

Ci ha messo un po’ a morire, forse non l’ho colpito in nessuna parte vitale, ma gli spasimi che ebbe me li godei tutti.

Poi, una volta morto dopo avergli sventrato le palle (a proposito: hai visto che bel lavoro pulito? Sembra una femmina!), presi un coltello da cucina, e cominciai a tagliarlo. Dovevi vedere come tagliava! Sembrava manzo.

Ma mi stufai ben presto: volevo una cosa che traumatizzasse per sempre i suoi figli; così lasciai perdere il coltello e trafficai con la corda, come a voler simulare un suicidio.

Come avevo accennato poche righe fa, volevo fargli provare le stese emozioni di una lampadina, ma faceva un po’ troppo Famiglia Addams, così mi limitai ad aprirgli la bocca e mettergli questa missiva che ora tieni fra le mani.

Questo naturalmente come tocco finale, prima gli ho infilato la testa vuota dentro il cappio e l’ho lasciato ballonzolare come un salame. Spero che ballonzoli ancora quando lo scoprirai.

Detto questo, ti devo lasciare. Non voglio che mi vedano qui, dopotutto tengo alla libertà e devo ancora fare una cosa prima di morire. Ma non mi ricordo cosa.

Ah, già. Ucciderti.

Con affetto

tuo fratello,

Spencer

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