La Ropa Sucia/306

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“Sì” rispose Marìa, “ho ingannato Pedro e Gonzalo con un incantesimo. Tuttavia non vi dirò che cosa ho usato, il mondo non è ancora pronto per questo”

Marìa, la procace giardiniera, era vestita con paramenti coloratissimi e stava di fronte a una folta folla di streghe, mentre i Fernandez e le relative compagne la stavano osservando. Inoltre, c’era anche Joshua, che era comparso agli onori delle cronache per aver fatto esplodere una lavatrice.

“Non importa” disse Ramòn Fernandez, in preda a un delirio di onnipotenza che stava per portarlo ad affiancare Marìa sul pulpito e fare un discorso che avrebbe scosso qualunque animo, meglio di qualunque incantesimo. “Tu sai che Pedro è il mio fratellastro, vero? Mio e di Alfonso”

“Sì” disse Marìa. “Sì, lo so. Da quando sono diventata proprietaria di Villa Sanchez, ho guardato qualsiasi documento e, mio malgrado, l’ho imparato a memoria. I pomeriggi a Villa Nueva possono essere lunghissimi”

“Possono anche essere brevissimi, dipende come li vivi” ribatté Ramòn. “Che ne dici se unissimo le forze e riabilitiamo il Clan dei Neri, per prenderci non solo Villa Sanchez, ma il paesino intero?”

“No…” disse Marìa. “No.” ripeté con più decisione. “Ti dico di no per una semplice ragione, ragione che ti farà tremare e far fermare finalmente questo tuo proposito che hai di tenere continuamente sotto scacco tutti noi”

Seguì un applauso dalle altre streghe che infastidì il ragazzo.

“Molto semplicemente, senza andare a curiosare nel tuo passato, che, non ne dubito, è molto interessante. Tuttavia, conosco il tuo segreto. Tu vuoi sfidare a duello Ambrogio, il maggiordomo”

I Fernande, però, non si scomposero. “Appunto per questo dovremmo unire le nostre forze. Tu mi darai molto potere, coi tuoi poteri da strega”

“E io cosa otterrò in cambio?” chiese Marìa. “Noi, come streghe, che cossa possiamo ottenere?”

“Questa casa” rispose Ramòn. “Sloggeremo da questa catapecchia. Oltre al grande potere che avete, potrete usufruirne come voelte, Potete anche mettere l’acqua corrente, se volet…”

“Eh no, eh!” esclamò Joaquina, guardando il fidanzato stralunata. “Non puoi fare della mia casa quello che vuoi! L’acqua corrente non c’è mai stata neanche ai tempi dei nonni, e non ti permetterò di inserirla in nessun caso!”

“Però sei d’accordo col cedere queste mura e queste stanze alle streghe?”

Joaquina edra un po’ titubante. “Noi Cascada… teniamo molto a questa casa. Oddio, forse solo io, perché Carmen è in tour portando la sua musica nei teatri di tutto il mondo, tranne l’Argentina, perché nessuno è profeta in patria… ma davvero, questa in fondo è solo una catapecchia e, se non sapete il motivo per cui non l’abbiamo mai abbatutta, non siete dei veri Cascada”

“Quale sarebbe, se è lecito?” chieose Rebecca Jones.

“Un momento, gente! Stiamo perdendo di vista il vero punto focale della questione!” interloquì Joshua, ancora puzzolente. “BVisogna rapire Edmundo, altrimenti qui non ne verremo mai a capo! Non capite il ruolo centrale che ha costui?”

“No, non lo capiamo” diusse Ramòn. “Anche perché rapire Edmundo non intaccherebbe la vita che al momento stanno conducendo gli Espimas e i Gutierrez”

Joshua non conosceva affatto quelle due famiglie. Ma Ramòn non aveva finito.

“E anche i Garcia, non dobbiamo sottovalutarli”

E le lavatrici continuavano a girare…

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