Inverno.

Questa storia compie in questo periodo cinque anni. Fatele gli auguri! 

 

Il clima natalizio non migliorava per niente il mio umore e il freddo mi ricordava tutto quello che avevo perso e quello che mi era rimasto.

Qui, seduto nella veranda a fissare le strade illuminate, rifletto non tanto sulla magia della festa, ma sugli avvenimenti degli ultimi tre mesi.

Avevo perso tanto, nel frattempo: mi ha lasciato la ragazza, tanto per cominciare.

Era il giorno del mio compleanno. Stavo aspettandola tutto contento, in quanto mi aveva promesso che sarebbe stata una giornata all’insegna delle sorprese.

Una folata di vento gelido mi sferza in faccia, ed è stato così quando li vidi. Preoccupato per il suo ritardo pervenutomi per sms, uscii lo stesso di casa e la raggiunsi all’Attentati al Diabete, la gelateria dove eravamo soliti entrare.

Una coppia che sta tornando dallo shopping natalizio dell’ultimo minuto ride sotto casa mia. Ah, mi ricorda con una fitta la cuore la sua risata che era venuta per reazione a una battuta del mio migliore amico. E il bacio che si erano scambiati subito dopo.

E fu allora che mi cadde il mondo addosso. Disperato com’ero, decisi di fare una passeggiata senza dover pensare più a niente, ma passai col rosso.

La mia gamba destra è ancora ferma col gesso e ne avrò per altri tre mesi.

Avevo perso la ragazza, il mio migliore amico e la salute: cosa potevo sperare di più dal giorno del mio compleanno?

Certo: l’inizio dell’università, così avrei perso anche quel minimo di vita sociale.

E infatti, niente di peggio che un’altra folata di questo vento freddo e queste musiche natalizie che mi stanno infastidendo.

Tre mesi fa, però, avrei detto che non c’era niente di peggio che perdere settimane di università senza prendere nemmeno un appunto, poi gentilmente offerto da quello stronzo di Paolo, il mio fratello gemello.

Fidanzatissimo, quindi figuriamoci se poteva stare qui ad ascoltarmi.

Un babbo Natale si è fermato sul marciapiede di fronte e distribuisce regali ai bambini. Costoro non sanno cosa riserverà loro la vita.

Comincia a nevicare. Ovvio, no? il 24 dicembre nevica, da queste parti. Com’è nevicato nel mio cuore per tutte le settimane successive al mio “compleanno”.

Non è stato un periodo facile. Mi sono isolato, e quindi, tendendo a ingrassare, mi stavano cominciando a guardare male tutti, persino i miei genitori, ma siccome non volevo vedere nessuno non mi importava granché, anzi ero piuttosto felice di crogiolarmi nella disperazione, certo che nessuno mi poteva capire né tantomeno cercare di recuperarmi.

Che sciocco sono stato! E guarda, un tizio sta passando col rosso.

Benché limitato nei movimenti, mi era rimasta ancora una cosa: la fede in Dio.

Ecco perché, dopo aver visto cosa mi aveva comportato allontanarmi da Lui, tornai sulla Sua strada.

Ho ripreso a vedere i miei vecchi amici che avevo dimenticato durante il mio periodo di “fidanzamento”, i quali mi hanno accolto proprio come si fa con un fratello che non si vede da molto tempo. Mi hanno fatto anche una festa, tanto per tenermi su di morale.

È stato un bel ricevimento, niente di particolare ma molto sentito.

Cosa che hanno centrato in pieno, adesso ho loro e Lui, e non necessito di altro. Forse dell’altra gamba, ma quella a parte prudere non da segni di vita.

Certo, è normale guardare indietro e contare i cocci di quello che si è perduto, ma come ha detto un personaggio  di un manga che sto seguendo al protagonista, “ciò che è perduto, è perduto”.

Sotto l’albero ho trovato una limetta per grattarmi sotto il gesso, un nuovo gioco per la playstation 3 e il disco che mi mancava per completare la discografia del mio gruppo preferito.

Questo Natale magari non sarà il più felice della mia vita, ma ho ritrovato una cosa molto più importante di una scema e di uno stupido, ovvero l’ottimismo e la fiducia in me stesso.

Ecco perché non mi da più fastidio che festeggino gli altri, poiché prima o poi toccherà anche a me, e “ride bene chi ride ultimo”.

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