La Ropa Sucia/309

Immagine

“Non lo so, prima non c’era!”

Carlos Espimas, nervoso, aveva chiamato la polizia. Stava di fatto che nel muro del suo salotto c’era una lavatrice stilizzata, disegnata anche male, enorme, con inchiostro nero.

Il Commissario non aveva mai visto niente del genere, e i ragazzi la stavano anche fotografando come se ci si potesse ricavare qualcosa.

“A parete questo graffito, prodotto peraltro al di fruoi di casa sua, ha notato furti, o omicidi?” chiese.

“No, Commissario. Niente” risaapose Carlos Espimas, talmente innervosito da non riuscire a guardare quel disegno.

“Allora è molto strano. Non sarà mica…”

“Commissario! Commissario!” un agente arrivò trafelato da chissà dove, sicuramente latore di una notizia infausta, in quel giugnmo così particolare.

“Sì, dimmi, ragazzo un po’ scemo” disse lui.

Il ragazzo un po’ scemo non si scompose per quell’insulto. “Abbiamo trovato un altro segno della lavatrice, è segnalato a casa Salcido!”

“Miseriaccia” il Commissario non sapeva da dove guardare. C’era qualcuno che sai divertiva coi graffiti, anche a Villa Nueva, anche a quell’età. In dittatura certe cose non succedevano, ma lui sapeva che l’età media era troppo alta per queste ragazzate.

Pertanto, occorreva parlarne con Ambrogio. Una volta formulata quella opzione, disse a se stesso che tanto valeva farlo entrare in polizia, non solo, cedergli anche il suo posto.

Decise dunque di attendere la sera per poterlo andare a trovare a Villa Sanchez, dato che era comunque il giorno in cui di sera il maggiordomo era di servizio in quel luogo.

Si presentò, il commissario, a sirene spente, davanti l’enorme cancellata su cui era stata incisa la Casa Sanchez e la Casa Riquelme, pronto per bussare.

Din Don.

Dopo qualche minuto, arrivò un uomo in vestaglia, con la barba mal fatta e un piede in una pantofola e l’altro scalzo, come a voler simboleggiare il piede in due scarpe.

“Chi è?”

“Ambrogio” disse il Commissario, per quell’occasione vestito di un imperabile nero, anche se eccezionalmente non stava piovendo in quel momendo. “Devo parlarti assolutamente”

El loco sta dipingendo i muri delle altre case, sì, lo so” rispose il maggiordomo a bassa voce. “Il punto è che lo sta facendo con un ordine non casuale”

El loco… e chi poteva essere altrimenti? Solo una persona con un nomignolo del genere poteva mettersi a disegnare in qualunque altro posto eccetto i fogli” ripeté il Commissario. “Cosa intendi dire con un ordine non casuale? Vuol dire che sta scegliendo apposta i muri da graffitare?”

“Sì, scegliendo anche il punto preciso dove disegnare l’eventuale graffito” rispose Ambrogio. “Ad esempio, tu sai perché ha cominciato proprio con gli Espimas?”

“No, certo che no. So solo che Carlos mi ha chiamato stamattina mentre stavo facendo un sogno bellissimo con Cat…”

“Gli Espimas erano una marea. Adesso tutti i figli sono più o meno sposati e non solo, Miguel e Fernando hanno un figlio in combutta, ingravidando Clara Gonzlaez, la figlia del dottore. Il punto è: chi è il padre?”

“Già, è uno dei punti più importanti di Villa Nueva. È uno scandalo che non si è mai chiarito e la polizia non si immischia”

“Tu sei la polizia. Ricordati che sei diventato Commissario di un paesino solo perché c’è stato qualcuno dall’alto che l’ha voluto” disse Ambrogio.

E le lavatrici continuarono a girare…

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