La Ropa Sucia/312

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Rosa, la chica formosa, era sempre stata molto apprensiva e quella sera stava aspettando il marito nel nuovo monolocale che avevano trovato a Villa Nueva. Dov’era finito, in quella notte serena?

Era davvero andato a vedere il supermercato degli Islas? Aveva senso, dato che loro non avevano ancoira avuto modo di andarci. Ma anche in quel caso ci sarebbe stato bisogno del suo occhio clinico, anche se fose il suo occhio clinico avrebbe visto solo un negozio chiuso, la sera.

Tuttavia il direttore del negozio era Edmundo, un certo ragazzo molto misterioso. E se el loco avesse voluto vederlo proprio sfruttando l’orario di chiusura in un incontro a due totalmente segreto? E se poi questo incontro fosse finito col sangue?

Rosa cominciò a perdere molti battiti e a sudare freddo. Dov’era el loco? Sapeva usare una pistola?

Improvvisamente, sentì uno scricchiolio. Non se l’era immaginato.

C’era qualcuno in quella casa. Forse, el loco era già diventato uno spettro…

“Rosa…”

Un sussurro chiamava il suo nome.

“Chi c’è?” chiese lei, spaventatissima.

“Rosa… che bello che sei qui” disse la voce. “Non entrava nessuno qui da molto, molto tempo… ed io ho sentito la mancanza di tutti”

“Chiamerò la polizia! Fatti vedere!” esclamava Rosa, senza capire che cosa diceva. Tuttavia, la voce sembrava rassicurante, in un certo qual modo. Che fosse la Morte che cercava di calmarla per poi portarla via?

“Sai, ho incontrato tuo marito proprio ieri, all’autogrill” disse la voce. Era un uomo. La Morte era un uomo. Ma che ci faceva dentro un autogrill?

“Allora non sei la Morte…” disse Rosa.

“Certo che no, che idea stupida!” esclamò Roberto, l’aitante runner. Era vestito con una tuta, quella che portava sempre quando andava a correre. E adesso era tornato a Villa Nueva. Forse non se n’era mai andato.

“Sei Roberto! Roberto Mendosa! L’aitante runner!” esclamò Rosa.

“Sì” ammise lui. “Ho contatti con Ambrogio, che ha creduto subito alla mia innocenza e mi ha dato questo monolocale, bontà sua. So che appartiene ai Gutierrez, ma in fondo sono anche io uno di loro, tramite mia madre, che è Cecilia Mendosa II, la figlia di Cecilia I, discendente diretta del viejo”

Rosa, quietata, non aveva idea di come l’avrebbe presa el loco, il quale era stato rilasciato dalla polizia, perché appunto erano convinti fosse el tiburòn il vero autore dei graffiti e, una volta riconosciuto l’errore, Paulo Ramiro tornò in libertà e quindi a casa.

Testuali parole, il Commissario gli aveva fatto qualche domanda e gli aveva detto che avrebbero acciuffato el tiburòn al più presto, anche se dentro di lui non capiva come loro avessero arrestato el loco quando ad essere iunserito dentro la volante era chiaramente el tiburòn, dato che non parlava. Misteri della fede, forse.

Nel frattempo che quindi el loco arrivava a casa, pulito da tutte le accuse con una magia, Rosa si fcece raccontare tutta la storia dell’aitante runner da quando aveva ucciso Gonzalo Sanchez fino a quel momento. Erano già passati due mesi.

“Quindi cosa ti ha spinto a tornare a Villa Nueva?” chiese infine.

“Non lo indovini?” chiese Roberto, ammiccante. Rosa ebbe un tuffo al cuore e guardò la fede.

“Ma… ma io…” cominciò lei, preoccupata per il modo in cui Roberto la guardava. Era molto seducente e non era sicura di poter resistere ancora a lungo. Tutte avevano una cotta per Roberto, dalla prima all’ultima ragazza e Rosa, la chica formosa, stava per togliere la fede nuziale.

E le lavatrici continuavano a girare…

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