Amarcord/coltello

Introspettiva datata giugno 2012. Prompt “coltello”.

 

Che sfiga.

Mi ritrovo qui, sola col mio bambino, a tagliare questa cipolla per la minestra.

Oramai si aspetta solo questo, lui.

Forse non vi ho mai parlato di lui.

Frederick Thomas, 35 anni, architetto, sta sempre fuori per costruire i palazzi dove voi abitate.

L’ho conosciuto in una mostra di arte moderna, intenta ad osservare i quadri di tale artista del quale non ricordo più il nome, ma era un emergente.

Io allora ero giovane e priva di pensieri, seguendo le mie aspirazioni ambivo a diventare una critica d’arte famosa se non nel mondo, quantomeno nel mio Paese.

All’improvviso arriva lui alla mia sinistra, e attacca bottone come il classico fighettino un po’ dandy, biondo, occhi verdi, con un pullover annodato attorno al collo, che cerca di fare il saputello con le ragazzine (avevo 25 anni) e magari rimorchiarle.

Comunque, arriva e mi fa “Bello questo quadro. Lascia trasparire più emozioni di quanto sembra, e anche se le proporzioni lasciano un po’ a desiderare, i colori sono davvero di gusto”

A me non piacque il fatto che un tizio qualunque mi venga a dire che cosa avrei dovuto scrivere nel mio articolo, ma, un po’ giustificato dal fatto che non lo sapeva, risposi educatamente “Sei per caso un mio collega critico?”

Lui inarcò le sopracciglia “No, sono solo un architetto. Piacere, Frederick Thomas Boulevard, 28 anni”

Gli strinsi la mano, e mi resi conto subito com’era sicura ma non troppo, lasciando trasparire una tendenza remissiva.

Perché?

Perché poi si è dimostrato incapace di tenere una relazione, eppure millantava un sacco di storie, tutte finite misteriosamente per rinuncia dell’altra.

E pian pianino me ne resi conto anch’io.

Non ne era capace.

Beveva, giocava a poker, e quando non faceva una di questa due cose (spesso coincidono)era sempre chiuso in quel cazzo di ufficio in cerca dell’occasione della vita.

Decisi di convivere con lui comunque, perché ne ero innamorata.

Lo so, mi state guardando male, ma lo ero. Lo ero davvero.

Forse perché quando voleva sapeva essere presente, nelle rare volte in cui era a casa si sedeva accanto a me e praticamente mi ordinava “Dimmi che ti è successo e vediamo se poso risolverlo”

Poi è nato Mark, il bambino del primo rigo, che sto cullando affinché dorma.

È incredibile, come le cipolle tagliate di fresco ti entrino negli occhi così facilmente, ma non devo farmi vedere debole davanti a lui. Lui non me l’avrebbe mai permesso, e anche se anche oggi non verrà a casa non posso permettermi di vacillare.

Che sfiga.

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