La Ropa Sucia/317

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Pedro ricevette uno scialle da sua nonna. Lo afferrò e se lo mise addosso, sentendosi per un attimo molto vecchio. Era davvero l’ultima cosa che gli regalava l’enigmatica Ana Lucia?

Cercando di non pensare a quelle cose, il ragazzo andò verso Diego Sanchez, il quale non abitava più a Villa Sanchez, ma occorreva fare un po’ di strada, scendere in paese e andare a bussare nella casetta dove abitava la madre di Rocìo Gutierrez, la quale ospitava la figlia e quindi anche il genero.

Mentre camminava, vide un uomo che correva tagliargli la strada. Era vestito di nero, col cappuccio alzato, ed era diretto verso Villa Riquelme, dove sapeva esserci una pista per passeggiare.  Pedro non si rese conto di chi potesse essere, anche perché non era possibile. Tuttavia…

“ROBERTO!”

La voce squarciò l’aria frizzantina dell’autunno argentino. Il runner si fermò. Per oggi non avrebbe corso oltre.

Si avvicinò, cercando di riprendere fiato. Poi lo vide: Pedro Sanchez, con la camicia e i pantaloni, vestito da ricco uomo borghese e pieno di problemi, dai difetti fisici alla voce a papera che si ritrovava. Lui invece era un ottimo baritono.

“Pedro Sanchez” salutò l’aitante runner, avvicinandosi al ragazzo. Cominciò a piovere.

“Non osare nominare mai più il mio cognome con quella tua fogna” disse Pedro. “Hai ucciso mio padre. Ringrazia che non ho nessun’arma con me, a parte le mani. Sarà uno scontro corpo a corpo…”

“Che non conviene a nessuno dei due, in questo momento” lo interruppe Roberto Mendosa. “Tu non sai cos’è accaduto a Villa Salcido. Tu non c’eri, non puoi giudicarmi. È vero, ho ucciso tuo padre. Ma tu non c’entri davvero nulla in questa storia? Quanti altri hanno spinto il coltello usufruendo delle mie mani? E se tuo padre fosse già morto?”

I due erano zuppi d’acqua ormai. “Non sai quello che dici, poverino. Aver ucciso ti ha spappolato il cervello. Sei solo uno spietato assassino ”

E andò via, lasciando Roberto ai suoi sensi di colpa e a una vaga polmonite che sarebbe potuta venire a entrambi. Pedro aveva un decisivo incontro con Diego, ma sapere che Roberto Mendosa era tornato in città lo inquietava non poco.

“Si permette persino di andare a correre come se fosse un cittadino come un altro! È pazzesco!” commentò avvilito Pedro, una volta seduto davanti al termosifone della casa di Rocìo Guitierrez. La ragazza conosceva bene Pedro, era stato lui ad averla introdotta nell’alta società e da allora aveva partecipato a ben quattro ricevimenti, tutti finiti benissimo e senza alcun intoppo, come se Villa Nueva avesse aspettato apposta il mese di giugno per tornare a rimescolare le carte.

“Già, non abbiamo parole” disse lei, che gli aveva donato una camicia nuova. “Tuttavia voglio sapere solo una cosa. Sei venuto da noi… perché?”

“Ah, già!” Pedro si riscosse. Aver incontrato Roberto Mendosa gli aveva fatto dimenticare il vero motivo per cui era lì. “Semplicemente, volevo chiedere a Diego cosa sa di Marìa, la procace giardiniera”

El muerto Gutierrez, nascosto dentro un armadio, che ormai era diventata praticamente casa sua, dato che non doveva mai farsi vedere dalla madre di Rocìo, anche lei come Elisa infermiera all’ospedale e quindi con turni pazzeschi, strinse gli occhi, mentre le lavatrici continuavano a girare…

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