La Ropa Sucia/318

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El muerto, il primogenito dei Gutierrez, era un po’ stanco di vivere nell’armadio, così decise di ascoltare perfettamente ciò che si dicevano i tizi fuori, ossia i fratelli Sanchez e Rocìo, la sua stessa figlia. Forse era giunto il momento di entrare a gamba tesa sugli eventi di Villa Nueva.

“Marìa non è la tua ex? Non la voglio invitare per il mio matrimonio, non vorreei che succedessero fatti gravi” stava dicendo Rocìo. “Potrebbe essere l’unica assente in tutta Vilal Nueva, ma il gioco vale la candela”

“Marìa è una strega, Rocìo” disse lui. “Lo so, io me ne sono accorto e ho cercato di dimenticare questa faccenda lasciando il biglietto fra le mie carte rimaste nella Villa, ma a quanto pare ciò che Villa Nueva vuole farti vedere, ti perseguita anche se fai di tutto per sbarazzartene. L’unica è lasciare la città”

“Ma una volta dentro una lavatrice non puoi uscirne se non dopo aver finito il ciclo” interloquì Pedro.

“E a te sta bene un mondo che lo permette?” disse Diego. “No… dobbiamo fare qualcosa. Dobbiamo capire chi è Marìa e come si posizionano queste streghe nel complicato mosaico di Villa Nueva. Peccato, perché aveva raggiunto un equilibro e proprio ora che si avvicina la sagra dell’asado sta di nuovo tutto cadendo a pezzi”

Un calcinaccio sulla parete cadde.

“Ok” disse Pedro. “Allora posso contare su di te?”

“Certo che sì… fratello” rispose lui, stringendosi la mano.

El muerto vide tutto, e chissà perché questa cosa non gli piacque. Doveva assolutamente confrontarsi con suo fratello, el pipa. Ma dove incontrarlo? Da quello che sapeva, viveva segregato nell’immenso castello dei Garcia, assieme a Romàn e sua nipote Raquel. Inoltre, era impegnato sentimentalmente con una ragazza più piccola, che faceva di nome Luisa Ortega.

Tutti a Vilal Nueva stavano asmettando la famosa mossa dei Garcia, che però tardava ad arrivare. Era anche un ottimo espediente per sapere che cosa doveva succedere esattamente. Così uscì di casa, giustificando quell’uscita con qualcosa che doveva andare a fare assolutamente in piazza, e invece si recò appunto nell’immenso castello che torreggiava sui Villa Nueva, nascondendo al paesino la bruttura architettonica che rispondeva al nome di Villa Cascada.

Fernando Espimas non era uno che tardava ad accorgersi delle cose, ma la vita lo aveva sopraffatto. Da quando aveva ricevuto l’anello del viejo, che peraltro era tondo esattamente come tondo era un oblò di una lavatrice, gli era capitato di tutto. Si era messo con Raquel Garcia, la rossa di Villa Nueva, affascinante e maliarda;  l’aveva anche sposata ma poi lei lo aveva lasciato. Adesso che però c’era stato il rischio per i Garcia di perdedre tutto, lei era tornata per riaverlo, a patto di vivere dentro il castello dello zio. In effetti, a Fernando non dispiaceva affatto quella nuova vita, perché sentiva di avere delle colpe da espiare.

Mentre pensava a tutte quelle cose, vide un uomo avvicinarsi al cancello. Infine, suonò il lugubre campanello che avevano installato.

“C’è qualcuno” sentì dire da Ambrogio al piano di sotto. evidentemente, anche a lui piaceva la vista della cittadella immersa nella pampa, con accanto il boschetto che celava alla vista la casetta del Clan dei Neri. Proprio nel cuore di Villa Nueva torreggiava il campanile della chiesa, la quale aveva nascosto tutti i peccati di ciascun villeggiante, parroco compreso. Il parroco era stato rapito dal Clan dei Neri, e rilasciato solo dopo molto tempo. Questo non aveva mai mancato di sottolinearlo in ogni sua omelia.

E le lavatrici continuavano a girare…

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