La Ropa Sucia/321

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Raquel alzò le braccia e fece la sua mossa, in piazza davanti a tutti. Si trattava di un colpo di bacino, che ricordava molto la tecnica della danza del ventre che, fatto da Raquel, assumeva tutto un altro significato. Poi, lo fece ancora, e si mosse come se avesse un hula hoop a circondarle i fianchi già stretti, sempre più velocemente, sempre più sensualmente, e sempre più uomini si avvicinarono a vedere che cosa stava succedendo. Raquel sapeva bene di essere guardata, ma lei aveva un altro obiettivo. Passsò in rassegna ogni uomo, e finalmente trovò chi vi cercava. Così smise e se ne andò com’era venuta, dopo aver messo in tilt l’intera piazza che si era accumulata di testosterone. Raquel tornò al castello e comunicò quanto avvenuto allo zio Romàn, il quale stava giocando a scacchi con se stesso, peraltro perdendo.

“Dimmi, Raquel” disse Romàn, senza che lei  avesse preso ancora la parola.

“Zio” disse lei. “C’era”

Romàn scoprì di stare poer fare scacco matto a se stesso. “In che fila era?”

“In prima fila, quel maledetto” rispose lei.

“Accidenti, proprio una faccia tosta, eh? Beh, sei stata bravissima. Sapevo che ce l’avresti fatta”

Raquel si inchinò rispettosamente e se ne andò voltandogli le spalle, ma Romàn non aveva ancora smesso di parlare con lei, ma come detto lui non aveva bisogno della sua presenza fisica.

“È proprio incredibile che tutto stia andando secondo i nostri piani. Di solito c’è sempre qualcosa che li intoppa: prima la chiave del tesoro, poi el pipa che si insedia qui con Luisa Ortega di almeno dieci anni pù piccola e voglio sperare che non siano di più, poi c’è il Clan dei Neri che si fonde con le streghe per una serie di incontri casuali… e poi arriva lui, che si mette in prima fila a fare pensieri sporchi su di te, Raquel, neanche fosse un quindicenne in piena tempesta ormonale. Ma che sta succedendo?”

Poi si alzò, fece un giro comnpleto della scrivania e si risedette. Infine, capì.

“Già, adesso capisco perché lo fai. Tu sai che Raquel è sposata ma non hai paura di mostrare il tuo volto posando i tuoi occhi su di lei. Sei un maledetto… Ambrogio.”

Quest’ultimo starnutì ma nel farlo gli scivolò di mano una porcellana a forma di ballerina, appartenente a Casa Espimas.

“Sei un maledetto, Ambrogio! Ma  che hai? Non sei guarito dal’influenza? Adesso ce la paghi, se mai la ballerina che hai distrutto avesse mai avuto un prezzo!” esclamò Martina, in piena crisi di nervi. Produceva almeno quattro torte al giorno per il Clan Grigio dei Bambini, e non tutte erano torte dolci.

Ambrogio dal canto suo avrebbe tanto voluto spaccare la ballerina, se proprio sarebbe dovuto succedere, in testa a Martina che si permetteva di riprenderlo, ma dovette abbasare la testa e scusarsi.

“Non bastano le scuse” disse lei. “Mi devi almeno cinquecentomila pesos, se non di più”

“Pagherò quando conquisterò Villa Nueva” borbottò Ambrogio, ma Martina non aveva capito, così chiese “Cosa?” e lui ripeté “Cosa?”

Le lavatrici continuavano a girare…

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