La Ropa Sucia/323

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Nel frattempo Roberto Mendosa, l’aitante runner, aveva concluso la sua corsa. Non sapeva di essere stato visto con tutto ciò che ne è conseguito, così entrò guardando a destra e a sinistra, come se ci fosse bisogno di vedere, come se fosse ancora sotto copertura.

Salì le scale ed entrò al pianerottolo dove Rosa lo attendeva, giusto per indicargli la doccia.

Rosa pensava a lei stessa, nuda, che toccava Roberto, nudo, sotto la doccia… poi si riscosse, ovviamente era sposata e quelle immagigni avrebbe dovuto farle col loco. Tuttavia, el loco non era atleticamente all’altezza dell’aitante runner. Ora che ci pensava, Paulo Ramiro aveva mai corso? Li sapeva fare almeno cento metri senza avere il fiatone?

Neanche a dirlo, el loco tornò proprio in quel momento, proprio mentre la doccia stava scrosciando nel bagno.

“Chi sta facendo la doccia?” chiese Paulo, sospettoso.

“Sei sporco di spray” rispose Rosa evadendo la domanda.

“Beh sì eh, sto lòavorando. Mica come te che apri la doccia senza motivo e sei vestitissima. Però hai fattoi bene” guiardò malizioso il corpo della chica formosa e chissà perché lei si sentì violata.

“Vorresti fare una doccia insieme?” chiese Rosa.

“Mi pare ovvio. Non ne abbiamo mai fatta una, e sarebbe proprio il momento” rispose lui, cominciando a sbottonarsi la giacca.

“Non è possibile al momento perché sta facendosi la doccia una mia amica di Buenos Aires” spiegò Rosa. Se non altro, quel breve dialogo le aveva permesso di costruire una storia pazzesca per giustifica re l’acqua aperta.

“Ah” disse el loco. “Ti piacciono le cose a tre?”

“Ma no, puerco” rispose Rosa, inorridita. “Si chiama anche lei Rosa e ha origini italiane. Ci siamo conosciute alla sagra dell’asado dell’anno scorso e ogni tanto l’ho invitata a casa Espimas, fintantoché sono rimasta in quella villa. Adesso è venuta a trovarmi e sapeva già che mi ero trasferita, così l’ho invitata a farsi una doccia”

El loco ci credette. “Perfetto, allora. Credo che mi sia possibile stringerle la mano, no?”

“Non credo, è parecchio afefobica” spiegò Rosa. El loco non poteva credere che quelle persone potessero esistere davvero. Era così bello il contatto fisico, soprattutto quello con Rosa!

“Bah, sarà” disse el loco. “Allora come farò a conoscerla?”

Rosa doveva inventare un piano per farlo uscire dal monolocale. Al che, improvvisò a braccio, senbza pensare a quello che stava dicendo. “Non la conoscerai, Paulo. È già tanto un miracolo che lei abbia accettato la mia amicizia, non credo che lo farà con te, innanzitutto perché sei un uomo e poi perché ti fai chiamare loco. Non credo che sia un buon biglietto da visita. Lei odia i maschi in generale, se lei sapesse che sono sposata credo che mi ammazzerebbe. Perciò vai via, compra il pane”

El loco realizzò che Rosa conosceva la gente più pittoresca: faceva la doccia nelel case altrui, odiava il contatto fisico e disprezzava i maschi al punto da non volerli enanche guarda, così uscì e andò davvero a comprare il pane.

Così, mentre Roberto faceva sfoggio di sé coperto solo da una tovaglia, Rosa cominciò a sudare. Era veramente infatuata? Doveva davvero togliere l’anello al dito?

El loco nel frattempo aveva preso un paio di parigini dal fornaio. Si voltò mentre dava mezzo pesos e lo vide.

Vide lui. Che ci faceva, lui, dal fornaio?

Le lavatrici continuavano a girare…

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