La Ropa Sucia/324

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Tiburòn” disse il fratello. Anche lui prese due parigini, testimoniando ancora uan volta il loro essere fratelli.

El tiburòn borbottò qualcosa che il fornaio non riuscì a comprendere e el loco disse “Non è colpa mia se Elisa Riquelme ti ha lasciato e non è nemmeno colpa mia se la polizia ti ha messo in custodia cautelare”

“Libertà vigilata” lo corresse il fratello. “Non voglio sapere cosa stai facendo di così grave che tu abbia bisogno di essere coperto. Non mi interessa e ho l’impressione che se lo sapessi mi metterebbe nei guai. Ma davvero, loco, non fare della lavatrice la tua ragione di vita”

El loco non capì molto di quello che disse il fratello, per una volta anche lui rimase spiazzato da quell’avvertimento criptico. Però non sembrava avere voglia di dare spiegazioni, perché si voltò e affrontò la strada sterrata di Villa Nueva, tormentata dall’autunno che quel giugno sembrava particolarmente freddo.

Paulo Ramiro si sentì sporco di spray. Aveva disegnato la lavatrice proprio a casa sua e se ne stava pentendo.

Nel frattempo Ambrogio, l’enigmatico maggiodomo, doveva dare un sacco di pesos agli Espimas, così decise di chiederli al Commissario. Tanto, comunque, doveva andarlo a trovare per dirgli che aveva starnutito.

“Sì, ho capito tutto” disse il Commissario, una volta ascoltato il resoconto.

Ambrogio lo guardò basito. Di solito non arrivava alle conclusioni senza aiuti. Cosa stava succedendo a Villa Nueva.

“Tu eri all’esibizione di Raquel, vero?”

Ambrogio sospirò. “Sì… ero lì. Ma dovevi vedere come ballava!”

“Sì, lo so, guarda che c’ero anche io. Ma non in prima fila, sarebbe stato tragico. Non è da te fare certi errori” disse l’ufficiale.

“Eh” ribatté Ambrogio. “Raquel allora mi ha visto e ha raccontato tutto allo zio. Anzi, credo proprio che sarò convocato a palazzo”

“Eh sì” disse il Commissario.

Detto, fatto. Ambrogio andò a palazzo dopo essere stato convocato e si presentò davanti al temibile Romàn Garcia che, in quel frangente, stava intrattenendo anche el pipa.

“Caro il mio Ambrogio” disse Romàn. Jorge Gutierrez era proprio seduto alla sua sinistra, impassibile. “Tu hai guardato le forme di Raquel. La nostra mossa ha funzionato, eh? Hai abboccato”

Ambrogio non disse nulla.

“Raquel è bellissima” disse ancora Romàn. “di una bellezza diversa da quelle di Catalina e Analisa. Loro sono sgraziate, non potrebbero mai far volteggiare l’hula hoop come fa mia nipote. No, mai. Ecco l’idea. Ho chiesto, dietro equo pagamento, a Raquel di girare come una lavatrice, e in effetti chi poteva essere in prima fila, se non tu? L’uomo della lavatrice, l’uomo che  l’ha comprata fisicamente piazzandola nel ripostiglio dei Sanchez?”

Am,brogio non disse nulla.

“Lo sapevo. Sapevo che eri tu, l’ho sempre sospettato. E dai, andiamo! Chi mai si prenderebbe la briga di spolverare tutte le suppellettili di tutte le ville di Vila Nueva, se non avesse un motivo recondito? Chi mai avrebbe avuto l’idea di sotituire tutti i maggiordomi delle famniglie nobili, pur die ssere presente a tutte le scene più succose? Non potevi che essere tu, ma dovevo pur inchjiuodsarti alle tue responsabilità. Dovevo averne la certezza. Sapevo che Raquel era sia bella che sensuale. Le ho regalato un hula hoop e lei ha saputo usarlo in maniera magistrale. Era bella, eh? Muoveva il bacino, eh? Ah, pensieri sconci si affollano nella tua mente. Ma adesso ti conviene confessare”

E nel frattempo le lavatrici continuavano a girare…

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