La Ropa Sucia/325

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Ambrogio sospirò. Un unico errore, uno solo, lo aveva messo nella peggiore delle situazioni.

“Peraltro non c’era nessun altro in prima fila. Neanche el loco è stato così… loco da farsi vedere mentre sognava fra le grazie di mia nipote” disse Romàn.

“Infatti, sono fiero di mio figlio” aggiunse Jorge Gutierrez.

“E va bene, lo ammetto” disse Ambrogio. “Ammetto che sto facendo quel che sto facendo per un motivo”

“E quale sarebbe? Lo vogliamo sapere tutti!” esclamò nervoso Romàn, sbattendo la mano sulla scrivania. “Hai idea di quanto io abbia indagato in questi ultimi due mesi? Tutto è partito perché i Sanchez hanno fatto partire la loro lavatrice, e chi l’ha comprata? Tu! Ti conviene sputare il rospo!”

“Ramòn Fernandez mi ha sfidato a duello. Ero convinto che confondendo le acque avrei potuto rinviare al massimo quel giorno”

I due interlocutori sgranarono gli occhi e si osservarono, mentre un tuono dietro squarciò l’aria.

“Che cosa intendi dire?” chiese Romàn. “Qui puoi confidarti. I Garcia e I Gutierrez ti daranno una mano in ognic osa, e sai quanto siamo potenti”

“Sei stato nosrteo maggiordomo per anni, non vogliamo che tu muoia. Oddio, forse Pepa sì, perché sei staato sempre enigmatico verso tutti, ma non io”

“Beh, anche Martina Espimas mi vuole morto perché le ho rotto una ballerina di porcelana” aggiunse Ambrogio. “Ma il fatto è che tutto si ricollega al diciannove gennaio 1984, ovvero quando ricevetti per la prima volta una lettera minacciosa senza firma. Sapevao che era di Fernandez proprio per quel motivo. Ricordate che i Fernandez avevano una casa a Villa Nueva ma l’hannno smontata pezzo per pezzo e sono fuiggiti?”

“Non lo ricordo, a quei tempi non ero ancora tornato” disse Romàn.

“Sì, certo che lo ricordiamo” disse Jorge. “Vai avanti”

“Beh, i ragazzi sono rimasti a Villa Nueva, insediandosi in quella che era la catapecchia dei Cascada, ovvero la residenza estiva di decenni fa. Io servivo anche i Fernandez, e a un certo punto ho chiesto a loro padre cosa ne fosse stato di sua moglie. Ha detto che è morta, ma in realtà era Violetta Sanchez”

“Pazzesco” disse Romàn. Fu tutto quello che riuscì a dire.

“Già” concordò Ambrogio. “Ma non era finita. Pensavo che i Fernandez si sarebbero trasferiti anche perché il padre dei Fernandez, una volta che mi ha raccontato tutta la storia, non ha più voluto sapere del paese; ma Ramòn mi ha mandato comunque una lettera di sfida. Vuole sfidarmi a duello da mesi, mi odia, mi vuole morto. Sapevo della mia paura di morire, quindi sono corso ai ripari”

“Cosa hai fatto?” chiese Jorge.

“Ho comprato una lavatrice” spiegò il maggiordomo. “Era il venti gennaio. Sapevo che i Sanchez volevano essere un passo avanti ai Riquelme, quindi non era parso strano a nessuno il fatto che io ne abbia acquistata una per loro, mentre i Riquelme ancora lavavano a mano. E il ventuno gennaio loro l’hanno azionata, proprio lo stesso giorno in cui Pedro Sanchez perse le chiavi della macchina, ritrovandole sul tavolino”

Romàn non era più sicuro di voler ascoltare quella storia, ma ormai l’aveva ascoltata e le lavatrici continuavano a girare…

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