La Ropa Sucia/328

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Pepa Gutierrez era sbiancata, aveva persino dimenticato di tenere alzato il lenzuolo e quindi nuda guardava il suo attuale compagno e il suo ex, terrorizzata. Stava di fatto che Matìas aveva precisamente dato un pugno sui denti a Rodrigo.

“Arriverà un pugno anche per me?” chiuese lei, mentre Rodrigo si toccava la faccia, per poi commentare la mano insanguinata con uno sguardo terrorizzato.

Matìas fissò Pepa, poi le guardò i seni. Sorrise.

“No, Pepa” rispose lui “ma ti conviene vestirti, altrimenti non sarò più responsabile delle mie azioni”

Detto quello, Matìas scese dalla finestra, per tornare nel solito armadio della casa di Rocìo. Pepa era in preda a mille pensieri, poi guardò Roidrigo.

“Ha rovinato il mio bellissimo viso” sibilò adirato. “E nessuno glielo rovina a lui”

“Si è rovinato già da solo” disse Pepa.

Nel frattempo, ciò che si sapeva di Villa Nueva era che un uomo con il pugno insanguinato e un vetro rotto, soprattutto quello di Villa Gutierrez, non potevano passare inosservati, così il primo a vederlo fu proprio José Riquelme, il quale aveva una sua teoria e la comunicò a sua moglie.

“Capisci quello che voglio dire? È tutto così lampante! C’è+ stata un’invasione aliena a Villa Gutierrez, e el muerto non poteva proprio esimersi a combattere gli extraterrestri!”

“Sei stupido, vero?” interloquì Alvaro, che in quel momento preferiva farsi chiamare Alfredo. “Non è possibile una cosa del genere perché gli alieni non eisstono. Piuttosto direi che questo muerto dovrebbe stare in gattabuia. Da quand’è che Villa Nueva permette agli evasi di fare il bello e il cattivo tempo, soprattutto cattivo tempo?”

“Da sempre, credo, viste le manchevoli forze di polizia” disse Adele, ancora incinta. “Io credo che Matìas abbia scoperto qualcosa di strano in quella casa e abbia dato un pugno, probabilmente ad un ladro,  mentre gli portava via qualcosa di prezioso”

“E già questo ha piùà senso, secondo me, di quello che hai detto” disse Alvaro, sorridendo alla donna gravida.

“Tu vuoi solamente ingraziarti Adele, somaro” sibilò acido José. Adele si mise una mano sul cuore, pensando a quanto fosse dolce l’uomo dal petto villoso ad essere geloso di lei. Proprio di lei, che in quel momento era grassa e brutta e soprattutto con insane voglie ogni tre minuti.

“Somaro a chi, malnato?” chiese Alvaro, alzandosi. “Ti ricordo che l’ho infarcita io, Adele. Il figlio è mio!”

José si alzò di rimansdo e cominciarono a darsele di sdanta ragione, lasciando Adele urlare di fermarsi e darsi una calmata, perché altrimenti ci sarebbe scappato il morto.

“Ragazzi! Se non la smettete non la darò più a nessuno dei due!”

Non aveva chiarito cosa non avrebbe dato più, ma quelle parole furono talmente magiche che i due smisero subito di lottare, come facevano i bambini alla promessa delle caramelle una volta fatto i bravi.

“Bene!” esclamò Adele. “Adesso non credo che la cosa ci interessi più di tanto. Torneremo alle nostre faccende”

Adele era parsa più diplomatica, ma dello stesso avviso non era Rocìo, la figlia apprensiva del suddetto muerto, che, vedendo suo padre tornare con una vistosa fasciatura, fatta medicare da quell’infermiera che non era altro chiamata Elisa Riquelme, cacciò un urlo.

E le lavatrici continuavano a girare…

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