La Ropa Sucia/329

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“Ma che hai fatto?” chiese Rocìo Gutierrez a suo padre, Matìas. Dall’altra stanza, sua madre, che era totalmente ignara di avere un evaso in casa, chiese “È successo qualcosa?”

Rocìo si tappò la bocca e inventò qualcosa per placare la sete di curiosità della madre “Niente mà, ho solo visto uno scarafaggio morto nell’nagolino della stanza”

“Ok” rispose la madre, come se non fosse niente. Rocìo quindi poté dedicarsi a suo padre, che era nascosto dentro l’armadio.

“Ho solo fatto giustizia” rispoose lui. “Non puoi capire perché non c’eri. Si stavano strusciando, dando fondo a tutte le loro riserve di energie, e io non ero lì in mezzo a loro. Erano talmente tali profonde effusioni d’amore, che amore non è ma solo soddisfazione del proprio ego personale, che io ho proprio dovuto e voluto dare un pugno a quel pazzo che stava toccando la mia compagna”

Rocìo non capiva perché aveva perso molti episodi di questa serie, ma faticando poté immaginarsi la scena. Non era difficile, per suo padre, dare un pugno a qualcuno. Dopotutto era un sopravvissuto ai voli della morete, o così dicevano tutti. “Lo sai che adesso tutta Villa Nueva sa che sei evaso e sei passibile di arresto?”

“Lo sapeva anche prima, Rocìo” disse lui. “E poi… sei carina a preoccuparti per me, fino a poco tem po fa non volevi proprio vedermi”

Rocìo sospirò. “Hai ragione. Ho un cuore di burro” la ragazza non sapeva che fare, ma soprattutto non sapeva a chi dare ragione e chi torto. Lei era una Gutierrez, magari partlare con i suoi cugini le sarebbe stato d’ispirazione.

Dato che el loco era in tutt’altre faccende affaccendato, deciso di parlare col tiburòn, sperando di essere capita.

“Cosa vuoi, Rocìo?” chiese il ragazzo, borbottando. Il tè che era davanti a lui era ormai freddo e stantio.

“Che modo di accogliere una persona. Fa anche freddo fuori, eh. Dovresti esseree pià accogliente con chi fa metri di strada con la pioggia e con l’ombrello. In ogni caso, Romàn Garcia ha colpito l’amante di tua madre”

Ramiro Paulo era in profonda crisi e non riuscì a dire niente.

“Mia madre ha un amante. Mia cugina si permette di farmi la morale insultandomi, Elisa Riquelme mi ha lasciato senza motivo, mio fratello incolpa me per le marachelle che combina… dove andremo a finire? Chi sono io? El tiburòn non è più un nome temuto da nessuno?”

“Nessuno ti ha insultato, cretino, e fra l’altro non credo che il tuo nome sia mai stato temuto, visto che non si riesce a capire niente di quello che dici” Rocìo si tappò la bocca con la mano, era la seconda volta che lo faceva in poco tempo. “Il fatto è che devo pur prarlarne con qualcuno e tu mi sembravi la persona più adatta, visto che stai sempre qua a casa e guardi il mondo da un oblò”

“Mi annoio un po’” concordò Ramiro Paulo. “Credo che entrerò nel Clan dei Neri. Vuoi venire con me?”

Rocìo sgranò i suoi profondi occhi vivaci, mentre le lavatrici continuavano a girare…

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