La Ropa Sucia/330

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Il fatto era che i Garcia avevano sotto scacco Ambrogio, infatti gli avevano dato persino una comunicazione tramite lettera, in cui avrebbe dovuto denunciare i fratelli Fernandez per le loro malefatte ancora da compiere, come ad esempio il duello. Siccome el tiburòn  aveva letto quel messaggio perché Ambrogio l’aveva lasciato colpevolmente incustodito, decise di andare a vedere meglio come si stava preparando Ramòn Fernandez per quell’evento storico, che si augurava non cadesse proprio nei giorni della sagra dell’asado.

El tiburòn accompagnò dunque la bellissima cugina al Clan dei Neri, che stava tramando con le streghe, capitanate da Marìa, la procace giardiniera, che però non era sempre presente alle riunioni.

“Chissà che fa Marìa quando non c’è” si chiese Rebecca Jones a un certo punto. “Possiamo fidarci di lei? Le altre streghe l’hanno votata come Sacerdotessa, ma non sono sicura che anche noi possiamo votarla”

“Stai tranquilla Rebecca, ti preoccupi troppo” disse Joaquina Cascada, che da un po’ di tempo prendeva la parola al posto di Ramòn. Non che lui non ci provasse, ma appena apriva la bocca veniva sempre anticipato dalla sua compagna, e inoltre lei interpretava correttamente ciò che lui avrebbe voluto dire, utilizzando sempre più spesso le sue testuali parole.

All’improvviso, si sentì bussare.

“Nessuno sa dove si trova la catapecchia, chi può essere?” chiese Alfonso. “Andate ad aprire?”

Se c’era qualcosa di veramente curioso in quel torno di tempo nella catapecchia, era che quando i quattro Boss del Clan dei Neri comandava qualcosa, le Streghe sottoposte di Marìa la procace giardiniera facevano a gara per eseguire l’ordine impartito, quindi fu aperto in men che non si dicesse e sulla soglia, quando sarebbero potuti spuntare dei pazzi armati di mitra, erano semplicemente el tiburòn con sua cugina.

“Chi siete?” chiese una strega, mentre un’altra dietro borbottava che avrebbe vcoluto dirlo lei.

“Fateci entrare, dobbiamo assolutamente comunicare un’urgenza ai fratelli Fernandez” disse el tiburòn.

“Scusa, non ho capito niente” rispose la strega e fece per richiudere la porta, ma Rocìo mise il piede in modo da bloccarla.

“Voglio entrare a far parte delle Streghe” annunciò Rocìo, inventandosi quel desiderio sul momento.

La casetta tremò, come se anche lei fosse sconvolta da quella rivelazione. In effetti non era una cosda che si sentiva tutti i giorni e neanche le streghe sapevano che cosa fare.

“Quindi lui è il tuo Protettore” disse a un certo punto la terza delle streghe che si era prodigata per aprire la porta.

“Protettore…?” chiese Rocìo.

“Ma sì… per entrare a far parte delle Streghe bisogna che una persona venga a garantire per lei, preferibilmente un uomo. Infatti costui ha tutte le carte in regola per essere un Protettore. Mi stupisco che tu non te ne sia accorta, dato che dici di voler diventare uan strega: ha una voce bassissima, le occhiaie, un colorito pallido e una postura da persona tenebrosa e tendente all’asocialità. Non mi stupirebbe se fosse anche single”

“Non lo so, non parla molto” disse Rocìo. “In ogni modo… sì, se vuoi chiamarlo Protettore, lui lo è. Quindi adesso posso entrare a far parte del vostro clan?”

E le lavatrici continuavano a girare…

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