La Ropa Sucia/334

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“Sai, Ramiro Paulo?” prese a un certo punto la parola Romàn Garcia junior “certe volte accade che ci sia bisogno di andare via, e lasciare tutto al fato. Se noi abbiamo deciso di sfidare a duello il signor Ambrogio, è proprio perché lui aveva scoperto il nostro segreto, e non solo, ha anche comprato una lavatrice per poterci contrastare. Non potevamo lasciare che facesse il bello e il cattivo tempo, soprattutto tenendo presente che mio… padre e quella sgualdrina di mia madre avevano tenuto nascosto un qualcosa che invece cammina e parla e mangia asado tre volte la settimana. Poi Romàn Garcia è tornato, millantando pretese sui Garcia stessi, mio zio e mia zia, e rapendo mia cugina Raquel, ma in quel torno di tempo la cosa era gestibile, visto che facevo parte dle Clan dei Neri ed ero anche diventato il sindaco. Proprio quando tutto sembrava filare liscio e avrei anche potuto rivendicasre il mio sangue, sono caduto. Sono proprio scivolato su una presina mentre stavo preparando il soffritto per la pasta con l’aglio e l’olio, e questo ha determinato la mia sconfitta. È pazzesco poi come le cose tornino tutte, dalla più stupida all’indumento più nascosto di una lavatrice. Ecco quindi l’importanza di Alfonso, che anche se non è mio fratello si è scarificato per me, portando una maschera per tutto questo tempo e accettando anche di farmi da secondo nel duel… anzi, nei duelli. Adesso dovrai morire anche tu”

Detto quello, gettò il guanto della sfida. Lo gettò sul tavolo, bianco e di velluto.

“E sia” disse el tiburòn. “Sarà el loco il mio secondo. Noi perlomeno siamo fratelli veramente”

“Peggio per lui” rispose il Boss del Clan.

Miguel Espimas, nel frattempo, aveva appena visto il figlio dei Gutierrez camminare in maniera assurda, diretto chissà dove. La prima cosa che pensò di fare fu dirlo a Clara, che peraltro era in stato interessante. Da quando lo era, infatti, si interessava a tutte le notizie, dalle più faceti alle più importanti, anche se a Villa Nueva nessuna notizia era considerata faceta.

Mentre considerava di dirlo a Clara, vide tagliargli la strada un energumeno. Sembrava uno straccione, di sicuro non si lavava. Era pure sporco di quella che sembrava fuliggine.

“Tu” disse Miguel “non lo sai che lo spazzacamino è un mestiere estinto?”

“Sì” rispose l’uomo misterioso “ma permettimi di difendermi. Ti ho tagliato la strada, è vero. Tuttavia, vengo da un posto che non consiglierei nemmeno al mio peggio nemico”

“Qual è il tuo peggior nemico?” chiese Miguel.

“La lambada. Odio ballare”

“Ti capisco”

A Miguel stesse simpatico quel poveraccio, dunque si presentò. “Piacere, mi chiamo Miguel Xavier de la Rocha Hernando Espimas”

Il pover’ìuomo non appena sentì quel cognome sobbalzò, ma mantenne un certo contegno e risdpose alla stratta di mano. “Piacere mio, Joshua. Non ha più importanza il mio cognome…”

“Come mai, se è lecito?” chiese sulle prime il marito di Clara, poi ricordò. “Ah, già! È vero! Tu sei JOSHUA, il ricco finanziere che si era alleato coi Cascada per fare chissà che cosa a Vila Nueva, ma poi la lavatrice che hai azionata ti si è scoppiata fra le mani! Eh, caro mio, il troppo stroppia”

E le lavatrici continuavano a girare…

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