La Ropa Sucia/346

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José Riquelme, l’ultima volta che era fiunito sui giornali, era stato su una rivista scandalistiche secondo la quale lavava i panni di casa Riquelme a mano. Cosa effettivamente vera, ma da allora nessuno aveva dato più peso a quella cosa, né alla sua persona che da quando aveva deciso di diventare padre era diventata insignificante.

“Sì, sei finito in questo articolo ma non per i motivi che pensi tu” rispose lei. “Finire sui giornali non è una passeggiata. È brutto, ti toglie la vita, ti toglie il respiro, soprattutto finisci sulla bocca di tutti. Finire sui giornali, decisamente, non è un frigorifero”

“Già” rispose José. “Che poi, non c’è nemmeno bisogno di frigoriferi, col tempo che sta facendo per ora”

Quando non si sapeva cosa dire, si tendeva a parlare del tempo, a Villa Nueva.

“Ma tu cosa volevi dirmi?” chiese Analisa. “Non è tipico che tu mi venga a trovare, soprattutto sapendo che sei sposato e in attesa di un bimbo”

“Già, una volta ti sarei venuto a trovare con ben altri scopi” ammise José. “Ma adesso volevo ingaggiarti per scoprire qualcosa su Alvaro, ma avevi già in mano la risposta”

Analisa annuì. “Già. Io ho sempre la risposta”

Avrebbe anche voluto aggiungere che aveva anche un’altra risposta, ma aveva delle remore a farlo davanti a José Riquelme. Così lo vide alzarsi senza salutarla e prendere la via della porta.

“Ah, quant’è bella giovinezza!” esclamò Ambrosio Islas, passando accanto a José. “Tu non sai cosa ho visto”

Era molto strano, Ambrosio, in quel periodo. Da quyando aveva visto Miguel strillare in quel modo andava dicendo quella frase a chiunque chi gli capitasse a tiro.

“Che cosa avete visto, messer Islas?”

Ambrosio sogghignò.

“Ada! Vieni qui un attimo, per favore?”

Ade Islas arrivò, con Jùan e il piccolo Benjamin Espimas a seguito.

“Che cosa sta succedendo a questa casa?” chiese José.

“Ti stavamo aspettando” disse Ada, gioviale come se avesse appena vinto un milione di pesos. “Anzi, ti dirò anche perché ti stavamo aspettando. Tu sei l’acerrimo rivale di Pedro Sanchez, non è così?”

“Sì, lo ero, ma poi gli evgenti si sono susseguiti in successione” spiegò José. “Devo dire che quei tempi mi mancano, tutto era più giovane ed eravamo felici”

“Ventuno gennaio 1984” rispose Jùan Islas, prendendo parola improvvisamente. “Che cosa hai mangiato e perché?”

Joisé non poteva ricordarlo, perciò non rispose. “Basta, non ho tempo per queste fesserie. Devo raccontare ad Adele ciò che ho saputo tramite Analisa e…”

“Oh, Adele è già stata avvisata da Elisa Riquelme, tua sorella” spiegò il piccolo Benjamin, che doveva pur dire qualcosa altrimenti l’ho inserito per nulla.

“In questo momento starà strombazzando col naso” concordò Jùan. “Che schifo”

Ada Islas cercò di essere più chiara. “Vedi, il fatto è che questi due bambini sono sempre stati un passo avanti a tutti. Sai il vero motivo per cui è nato il Clan Grigio dei Bambini, anche se conta due componenti?”

“No” rispose José. “O meglio, so che vanno in giro per tutte le case di Vilal Nueva a chiedere una torta”

“Appunto, José! Non capisci? E la cosa riguarda direttamente anche te” disse Analisa, che era uscita dalla sua stanza e aveva sentito tutto il dibattito, mentre le lavatrici continuavano a girare…

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