La Ropa Sucia/348

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José era bianco latte. Si alzò come preso da una scossa e corse a perdifiato verso Villa Riquelme, quella doveve vivevano sua madre e Elisa Riquelme.

Corse come non aveva mai corso in vita sua, neanche quando aveva cercato di imitare Roberto, l’aitante runner. Da Villa Islas, ignorò tutte le pozzanghere e le fanghiglie prodotte dalla pioggia, e non aveva neanche un ombrello per ripararsi, ma non gli importava. Tutti lo videro: gli Espimas che abitavano proprio accanto a Villa Islas, Pepa Gutierrez che stava facendo la spesa e anche Romàn Garcia senior, il quale stava raccogliendo consensi dopo lo spettacolo offerto da Raquel qualche giorno prima.

Finalmente arrivò a Villa Riquelme, quella che ormai era diventata comprensiva di un parco, che includeva anche casa sua e Villa Sanchez, quella dei rivali di sempre.

Spalancò il cancello e la porta, oltrepassò Ambrogio e, diretto alle cucine, staccò la spina del forno a microonde appena prima che cadesse un fulmine proprio su quella casa.

L’aveva trovato proprio come avevano detto gli Islas. Era acceso.

“Wow…” si disse José, ancora condizionato da tutte quelle rivelazioni.

“Che cosa hai fatto ragazzino scellerato?” chiese Ambrogio, indolenzito per essere stato spinto. “Non sai forse che questo forno a microonde doveva restare acceso?”

“E se lo fosse stato, non sarebbe forse caduto un fulmine che ci avrebbe ucciso tutti? Mia madre e la mia sorellastra non meritano forse di vivere?”

“Sarà lòa lavatrice a dircelo” rispose il maggiordomo, quanto mai contrariato, volgendogli le spale. Ormai, nopn aveva più importanza chiedere il permesso, né osservare l’etichetta. Villa Nueva era diventata più importante che quelle regole.

“Lavatrice? Ormai non si parla più di lavatrice, ma di fornia  microonde”

Ambrogio si bloccò proprio con la mano sulla maniglia della cucina, poi si voltò e forzò un sorriso, come aveva fatto spesso in tutti quegli anni.

“Come vuoi, José” disse, forzandosi a rimanere calmo. “Come vuoi”

José Riquelme poteva anche avere sbattuto il cervello in uno spigolo particolarmente cinico, ma lui doveva mandare avanti il piano. Così compose un numero, dopo aver trovato il primo telefono disponibile. Quei dannati telefoni nuovi a tastiera erano complicatissimi da usare.

“Pronto” fdece una voce sintonizzata.

“Commissario! Sono Ambrogio”

“Ambrogio! Che è successo? Hai la voce spezzata!”

“Oh no, sono tranquillissimo, è solo la brutta ricezione dovuta al maltempo. Questa bufera mi fa pensare che forse qualcuno ha scoperto qualcosa, poi peraltro José ha anche disattivato il forno a microonde e quindi…”

“Oh, lo ha fatto?” lo interruppe il Commissario.

“Sì”  disse Ambrogio perplesso.

“Buffo come io abbia detto ad Alvaro che Villa Nueva sia la capitale di quell’elettrodomestico e José abbia proprio disattivato, qualche ora dopo, il suo”

“Già. Tu non potevi stare zitto, vero?”

Il Commissario si indispose. “Come osi? Sarebbe anche oltraggio a pubblico ufficiale, intimargli di stare zitto. Vuoi che dica la verità a tutta Villa Nueva? Sarebbe anche peggio di cento anni di galera, per te”

“No, per favore. Scusami” disse Ambrogio, passandosi il pollice e l’indice sul naso. Era veramente stanco, ma le lavatrici continuavano a girare…

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