La Ropa Sucia/355

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Luisa Ortega, offesa a causa del battibecco avuto con Jorge, si rivestì e si diresse verso la porta, così Jorge si ritrovò a inseguirla per impedirle di andarsene, ma lei, proprio quando stava davvero per abbassare la maniglia, all’ultimo momento ritrasse la mano e con uno sacatto fulmineo prese la pergamenta dal tavolo e fuggì dalla finestra, dove c’era una foglia rampicante adatta per scendere dal castello senza farsi male.

Jorge quindi perse fidanzata e pergamena. A cosa serviva stare nella Villa dei Garcia?

Poi, una volta seduto sul letto, glio venne l’illuminazione: lui era nella Villa dei Garcia, o meglio, il castello. Era proprio lì che c’era il punto nevralgico di tutte le risposte.

Che Luisa Ortega tenesse quell’inutile pezzettino di pergamena! Lui era proprio a Villa Garcia!

Uscì dalla stanza senza farsi vedere, percorse molteplici corridoi, alcuni arredati da arazzi ne altri arredati da armature, fino ad arrivare allo studio di Romàn Garcia senior, il quale stava guardando, lacrime agli occhi, tantissime foto. Lui non le poteva vedere, in quanto le foto erano rivolte verso lo sguardo di Romàn, ma, spiando attraverso la fessura della porta socchiusa. Jorge potè vedere bene che alla sua sinistra c’era un piccolo forziere. Ceh fosse quello il tesoro? Uno scrigno copsì piccolo poteva davvero avere una forza così grande?

El pipa entrò dunque nello studio, fregandosene dello stato d’animo di chi c’era dentro. “Fuori i soldi” disse.

“Silenzio, pipa” rispose Romàn. “Il tuo naso è così grande che sapevo che mi stavi spiando ancora prima che pensassi di farlo”

Jorge stava per ribattere, ma suionarono al campanello. Ormai Ambrogio si era dimesso da tutte le attività, quindi toccò a Raquel andare ad aprire.

Era el loco, con Rosa la chica formosa ammanettata.

“Dato che Ramòn junior è il figlio di Ramòn senior, ho pensato di coinvolgere voi e la vostra squallida famiglia per recuperarlo”

“Ma per adesso vogliono tutti il nostro tesoro” osservò Raquel, giudicando con lo sguardo il ridicolo che aveva davanti. Due persone ammanettate, che pena, pensò.

“Appunto perché adesso sono tutti impegnati con la ricerca del vostro tesoro – che ammettiamolo, è proprio qui nel vostro castello-  ho bisgno del vostro aiuto per prendere mio fratello. Persino il Boss del Clan dei Neri si è alleato con Ambrogio Sanchez, in una maniera che nessuno credeva possibile!”

Così el loco, sua moglie Rosa, Jorge Gutierrez e Ramòn Garcia senior andarono tutti quanti alla catapecchia, dove a fare da guardia non era vero che non c’era nessuno.

C’era Marìa, la procace giardiniera, che stava accarezzando un gatto preso da chissà dove.

Il fatto era che aveva il naso grosso che colava e gli occhi fortemente arrossati, nonostante quello accarezzava il pelo di quel grosso felino con noncuranza.

“Vi stavo aspettando” disse con voce alterata. “I gatti sono i simboli delle streghe”

“Sì, però stai crepando male” disse el loco. “Spostati e famnmi vedere mio fratello, è con Rocìo?”

“Certo” rispose lei. “è con sua cugina. Non lo so se stanno facendo sesso, probabilmente sì, visto che non c’è cosa più divina…”

E le lavatrici continuavano a girare…

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