La Ropa Sucia/358

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“Già” disse lui, concordando. “Tuttavia, mi chiedo solamente dove sia finita Pepa Gutierrez. Abbiamo setacciato tutta la villa di famiglia, ma non c’è”

“È lì, posso confermare” disse lui. “Fra l’altro, mi stava tradendo beatamente l’ultima volta che l’ho vista”

“Comunque, adesso ho un sacco di biglietti” borbottò il Commissario. “Fate venire qui i Riquelme e gli Espimas!”

In loro rappresentanza, vennero José e Fernando. Quest’ultimo aveva partecipato alla ressa e avave preso un bigliettino con su scritto Te. L’aveva interpretato come segno di avvicinamento a Raquel, quel te, perché a Raquel appunto il tè piaceva.

“Datemi i vostri bigliettini” il Commissario li controllò “Qui c’è scritto Te. Cosa vuol dire? Tesoro?”

Fernando si allontanò spingendosi con la sedia lontano dalla scrivania. “Oh no, lei non è il mio tipo, Commissario”

L’ufficiale sospirò, così chiamò Marìa, la procace giardiniera, che aveva arrestato qualche ora prima e le impose di togliere qualunque incantesimo fosse su Fernando.

Marìa guardò Fernando e ricordò quando Raquel le aveva chiesto un modo per farlo innamorare di lei un’altra volta.

“Dammi l’anello del viejo e un capello di Fernando” aveva risposto, e con una semplice pozione, l’aveva condannato, Fernando, ad amare chi lo aveva tradito, a patto di perdere un po’ di intelligenza.

Adesso stava per liberarlo da qull’incantesimo, con conseguenze disastrose.

Hocus pocus” recitò, e Fernando ebbe un lieve tremito.

“Perfetto, grazie” disse il Commissario. “Accettate soldi, voi streghe, o per forza cuori di pipistrello?”

“Devo per forza oltraggiare un pubblico ufficiale?” chiese sarcastica Marìa, andandosene offesa. Il Commissario si sentì piccato. “Non si può dire più niente, oggi come oggi…”

Prima che potesse parlare con Fernando, però, accadde una cosa mai vista prima a Villa Nueva. Un urlo aveva sostituito i soliti tuoni che in quel periodo dell’anno disturbavano l’acustica di quel luogo sperduto.

Il fatto era che a a casa di Edmundo, Catalina aveva accidentamlmente spento la lavatrice che stava girando, facendo fuoriuscire tutti i panni quasi puliti e allagando tutta la stanza. Ecco perché si era prodotta in un urlo da lirica.

La bionda ammaliatrice di uomini non sapeva come spiegarlo al fidanzato, e adesso però non era più sicura di sposarlo.

“Edmundo… mi dispiace moltisismo, ma adesso non sei più interessante per me” disse lei, sfiorando il braccio dell’ex fidanzato. A lui si spezzò il cuore e rimase per un giorno intero immobile come uno stoccafisso, con Joshua il barbone che ogni tanto gli dava l’acqua per non farlo seccare.

Prima, però, la polizia arrivò a sirene spiegate a casa di Edmundo, bloccando Catalina proprio sulla soglia.

“Ti ha messo le mani addosso?” chgiese spiritato il Commissario, ormai vicino alla verità come non mai.

“Oh no! Come mai vi viene sempre da pensare come prima cosa questa crudeltà?” chiese Catalina, del tutto dimentica di essere stata colpita da Roberto Mendosa, l’aitante runner. “No, è solo che ho accidentalmente guastasto la lavatrice di Edmundo”

“Accidenti” commentò il Commisario coi suoi agenti. Era rimasta solo la lavatrice dei Sanchez, e bisognava catturare Ambrogio, che non si sapeva però dove fosse finito. Forse lui e Romàn Garcia junior sapevano come porre fine a quei temporali.

In ogni caso, la lavatrice continuava a girare…

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