La Ropa Sucia/360

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Detto quello, Pedro e Marìa caddero l’uno fra le braccia dell’altro e furono visti da Adele Sanchez, la quale anche lei era andata dalla nonna, perché doveva dirle una cosa. Le era costato tantissimo salire le scale, ma forse aveva avuto una intuizione.

Così ignorò Pedro e Marìa e andò dritta dallo studio di Ana Lucia, che era ancora intenta a ricamare.

“Nonna” esordì lei, sedendosi sulla stessa sedia di Pedro “Ho trovato il modo di fermare la nostra lavatrice anche senza utilizzare la mappa del tesoro dei Garcia”

“Buon per te” disse la nonna. Furono solo quelle tre parole, e Adele nonostante quello capì ogni cosa.

Nel frattempo, il Boss del Clan dei Neri e Ambrogio erano a colloquio. Si erano posti tante domande ed erano giunti a tante altre risposte, trovandosi d’accordo su tutti gli argomenti.

“E dire che fino a poco tempo fa volevamo ucciderci” disse una piacevolmente sorpresa Joaquina Cascada, anticipando il pensiero del suo compagno.

“Joaquina Cascada…” rispose Ambrogio. “La tua simbiosi col compagno è ammirevole, ma sei sicura che è quello che vuole la lavatrice?”

Joaquina sgranò gli occhi ed entrò in crisi. Era quello che voleva la lavatrice? Chi poteva dirlo.

“Su, andiamo dunque a prendere il tesoro dei Garcia!” esclamò Alfonso Cruz. “Avevi detto che sapevi dov’era, nonostante adesso i pezzi di pergamena ce li abbia quasi tutti il Commissario”

“Certo che so dov’è” disse Ambrogio. “Ma sto aspettando una persona importante, una persona che chiarirà tutto”

“Ah” commentò Rebecca Jones. “E dovbrebbe venmire proprio qui, in questa capatapecchia sperduta?”

“Ti ricordo che questa catapecchia sperduta negli ultimi mesi è stata più frequentata della discoteca” osservò Ambrogio. “VBedrete, vedrete”

In effetti, dopo qualche secondo arrivò Edmundo, trafelato e triste. Poi, dopo un minuto, arrivò anche Miguel Espimas, sul quale pendeva una triste sentenza di morte.

Entrambi osservarono col fiatone quella struttura coperta da rampicanti, e la osservarono come se fosse la loro unica ancora di salvezza.

“Qui c’è scritto il nostro destino” disse Edmundo, mentre un rivolo di venmto freddo entrava a contatto con la sua pelle già sudata.

“Non vedo scritto il nostro destino da nessuna parte… però sì, i Fernandez hanno di solito tutte le risposte” disse Miguel, che forse prendeva letteralmente tutto quanto ed era per quello che poi aveva creduto a Marìa e alla sua lettura delle carte.

“Non si chiamano più Fernandez” osservò Edmundo. “Non hai assistito al duello finale, finito in maniera imprevedibile?”

“Sì che ho assitito. Andiamo, chi può mai credere che Ambrogio Sanchez sia vivo e lo abbia detto il tizio del sale, poi? Andiamo”

Edmundo guardò Miguel come se fosse pazzo. “Ah, questo non lo credi, però se una ragazza legge le carte e ti dice che morirai pazzo alla prima notte di luna piena utile, quello è vero?”

“Certo che sì! Quella è magia nera, è sempre precisa ed attendibile” disse Miguel. “E poi è la mia vita, devo pur preservarla in qualche modo, no? Invece me la si attacca, e mi mette in apprensione”

Edmundo scrollò le spalle e si avviò verso la casetta, intento a parlare con coloro che avevano la verità, o vi erano più vicini, mentre l’ultima lavatrice continuava a girare…

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