La Ropa Sucia/361

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Ciò che a Edmundo parve strano, di primo acchitto, erano tutti gli oggetti esoterici che addobbavano la casa, quella catapecchia che per tanto tempo aveva nascosto il male: candele profumate, pentacoli, scritte sui muri e teschi. Sembrava una casa di magia ma nessuna strega era lì a testimoniarlo.

“Benvenuto, Edmundo. Ti stavamo aspettando”

Una voce squarciò l’aria.

“Oh, potente Boss del Clan dei Neri!”” rispose Edmundo “che ti manifesti solo con la voce. Aiutami, e narrami il motivo dei miei problemi!”

“Che genere di problemi, o Edmundo dalla voce sporca?” chiese Romàn Garcia.

“Catalina Salcido mi ha lasciato dopo aver spento la mia lavatrice. Diciamo che lei stessa è stata artefice dcel miol sfortunato destino, perdendo due cose molto importanti in un colpo solo”

Edmundo ebbe la vaga sensazione di star parlando da solo, ma sopportò per il bene di se stesso.

“Hai visto giusto” disse il Boss. “Catalina Salcido è forse la ragazza più bella di Villa Nueva. Molti ragazzi si sono innamorati di lei e molti altri ancora se ne innamoreranno. Tuttavia, tu hai avuto una lavatrice, che è stata spenta dalle sue stesse placide mani che solo amore sanno dare…”

“Ma che stai dicendo?” Alfonso era scoppiato a ridere mentre il fratello stava parlando. A Edmundo pervenne solo una breve pausa seguita da dei borbottii.

“Solo amore sanno dare” riprese in tono sognante Romàn Garcia junior “e quindi, se è stata proprio lei a chiudere la tua lavatrice, voleva dire che era giunto il momento di chiudere un corso. Tuttavia, lasciami dire una cosa: per un ciclo che si chiude, uno si riapre. Ho parlato”

Edmundo non capiva il senso di quelle parole, era solamente concentrato su Catalina e il suo copro affusolato e senza veli nella fotografia di Agosto del suo calendario, la sua preferita. Ecco perché mentre Miguel gli passava davanti nel corridoio in cui si era fermato, rimuginava su quella frase sibillina. Che cosa voleva dire? Avrebbe passato tutta la vita a rimuginare?

Miguel Espimas decise di passare all’attacco. Aveva sorpassato Edmundo e aveva percorso tutto il corridoio di legno, alla fine del quale si trovava una porta che dava ad una stanza. Era la stanza dove il Boss del Clan dei Neri aveva preso decisioni, indicato vie e chiesto il conto di un ristorante. Era la stanza della poltrona, solo che in quel momento c’era una tavola rotonda con due uomini e due donne tutt’attorno e un quinto più anziano seduto in disparte. Nell’angolino, una poltrona stava lì dimenticata.

“Ed io che devo fare?” esordì Miguel, senza presentarsi né spiegare la sua situazione.

Il Boss del Clan dei Neri stava per dir equaqlcosa, ma fu ancora una volta Joaquina ad anticiparlo “Aspetta il tuo destino, è quello che è scritto nelle carte”

“No! Non voglio morire pazzo fra pochi giorni! No!” esclamò Miguel battendo i piedi per terra.

“Beh, stai già cominciando ad impazzire” osservò Alfonso Cruz “A giudicare da come ti stai comportando, voglio dire. Rischi di impazzire, e può scoppiarti il cuore”

Miguel deglutì. Aveva ragione e la lavatrice continuava a girare anche per lui…

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