La Ropa Sucia/362

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Miguel era molto agitato, dopo che Alfonso Cruz gli aveva sbattuto in faccia la verità. Quello strano uomo che aveva indossato una maschera di gomma e ne portava ancora qualche brandello in faccia aveva ragione. Per quanto avesse lottato in quei giorni contro quel destino ineluttabile ed evitarlo, stava proprio cadendo dentro le sue fauci. E se invece la verità stava nell’ignorare completamente le carte e continuare con la sua vita?
“La lavatrice continua a girare” disse infine, per poi andarsene.

“La lavatrice continua davvero a girare” rispose di rimando Alfonso Cruz, come se fosse un saluto criptico. “Ma poi, che significa? Voi ci avete mai pensato?”

Nessuno rispose, tranne Ambrogio.

“La lavatrice che ho comprato non è un modello qualunque. Tutti si sono convinti che i Garcia abbiano il modo di fermarla, ma efettivamente dovremmo andare da chi l’ha creata”

Fuori si sentì un rombo di tuono.

“Sai… sai chi è?” chiese Rebecca Jones.

“No” disse lui. “Ho inscenato la mia morte e ho seguito tutte le vicende di Villa Nueva, non ho mai avuto il tempo di indagare a tal proposito”

“Beh, ma c’è sempre l’Ala Est di Villa Riquelme” disse Joaquina Cascada. Tutti la guardarono.

“MA CERTO! Che stupidi che siamo stati! Come abbiamo fatto a non pensarci prima! Ti amo, Joaquina!”

Forse per la prima volta, Romàn si concesse un’effusione veramente affettuosa, che sfociò nell’appartarsi in una stanza segreta. I tre che invece non ebbero voglia rimasero ad attendere una buona mezz’ora e solo dopo quella buona mezz’ora poterono partire, utilizzando le ali che avevano ai piedi, correndo più forte diu Robero l’aitante runner.

Una volta giunti a Villa Riquelme, trovarono José davanti al cancello.

“Che ci fai qui, stolto?” chiese Alfonso in piena trance agonistica.

“Volevo controllare qualcosa nell’Ala Est della Villa” disse José “Ma mia madre non mi fa entrare”

“In che senso, tua madre non ti fa entrare? Quanti anni hai, dodici? Non hai una casa tua? Aaaah, i Riquelme sono impazziti tutti!”  urlò Rebecca Jones, la quale sfondò il cancello con i piedi, che cadde come se fosse fatto di cartapesta. Tutti la guardarono  sgranando gli occhi, ma effettivamente il cancello era caduto perché un fulmine era caduto proprio in quel momento sul ferro battuto pesante.

Rebecca, dal canto suo, aveva tolto il piede un decimo di secondo prima di quel momento e diede a tutti l’illusione di aver fatto cadere un cancello col solo suo calcio, gamba che poi si ruppe tutta e costrinse Rebecca a rimanere lì a contorcersi dal dolore.

“Andate senza di me…” rantolò.

“No! Non ce ne andiamo senza di te!” esclamò Alfonso, impazzito dal dolore. Rebecca probabiulmente si era fratturata il piede.

“Ascoltami bene, Alfonso Cruz” riospose Rebecca, raccogliendo le forze. “Tu sei il prescelto, tu e tuo fratello. Non io! Non Joaquina! Tu. Io ho il piede fracassato. Joaquina è furbizia e tanti libri… voi due soli siete il Clan dei Neri, ed è giusto che entriate nell’Ala Est della villa per guardare come si ferma la lavatrice”

Lavatrice che continuava a girare…

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