Il sale e il sangue/01

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Capitolo 1

“… E così Steven Blackfield uccise il Re Ammiraglio e diede a Tutuk Naga una nuova stagione di libertà”

Così concluse il cantastorie nella piazza principale della capitale, alle spalle il fastoso Palazzo e davanti a lui un pubblico di ragazzi che erano stati meravigliati e stupefatti per tutto il tempo della narrazione. Infine si produssero in un applauso.

“Bravo! Bravissimo!” stava dicendo un bambino vicino a lui.

“Io voglio fare la piratessa! In guardia!” esclama una bambina fra le prime file, prendendo un bastoncino per imitare una spada.

“Andiamo, Violet! Saremo insieme grandi pirati! Hah!” Rispose di rimando un terzo bambino.

Un uomo, dall’ultima fila, era abbastanza imbarazzato. Si era incuriosito e aveva ascoltato per qualche momento quel cantastorie temerario, ma ripensandoci, il Regno di Tutuk Naga era davvero così in crisi al punto che un cantastorie poteva permettersi di denigrare la famiglia reale di fronte al loro palazzo, mettendola alla luce dei bambini come delle persone infime e senza futuro? La famiglia reale era rimasta davvero senza poteri?

Era venuto giusto in tempo, pensò, mentre la folla si disperdeva, lasciando libera la piazza, che in quel modo mostrava davvero un lusso come poche altre, fra palazzi colorati, un obelisco al centro e il castello di fronte. Aveva sentito parlare dai contadini che gli avevano dato ospitalità, durante il viaggio, di rivolte e relativi bagni di sangue in tutto il regno, e presto probabilmente si sarebbe scatenata una lotta senza quartiere persino davanti al Palazzo Ravenwood.

Egli pensò che fosse davvero un peccato, perché quella piazza era tranquilla e cullata da una brezza particolarmente piacevole, in quella mattina di maggio. Al centro di questa, c’era un obelisco dov’era narrata tutta la fondazione del regno e tutt’attorno chioschi, taverne e negozi di vario tipo coloravano lo spazio e lo riempivano di suoni e voci. In lontananza si poteva scorgere la via principale, altrettanto chiassosa e piena di vita. Alla fine della strada, all’orizzonte si poteva scorgere il mare.

Lui, invece, non era proprio in vena di applaudire o chissà cosa. Gettò uno sguardo al palazzo di mattoni rossi, sorvegliato da un manipolo di arcieri all’estremità delle mura, e da due coppie di guardie al portone. Portò la mano all’interno del pesante mantello e accarezzò la carta. C’era ancora, per fortuna.

“Non senti caldo con quel mantello?” chiese ad un tratto una popolana. In confronto a lui, indossava un vestito leggero ed era affaticata con certi sacchi pesanti.

“Non propriamente, signora, ma grazie per l’interessamento” rispose lui cercando di essere affabile. L’interlocutrice rispose con uno sbuffo stanco e tolse il sudore dalla fronte.

Doveva ammettere che si era spaventato. Non c’era da fidarsi in quei tempi oscuri dal futuro incerto. In ogni caso, era venuto il momento di bussare alla porta di Taddeus Primo, il cui soprannome pauroso non lo presentava in maniera positiva, e ne aveva avuto modo di vederne le prove con lo spettacolo appena avvenuto.

Non restava che controllare dal vivo chi fosse realmente la persona che governava quel paese.

L’uomo si avvicinò al grande palazzo cosparso di finestre a fessura e subì un altolà che risuonò forte e chiaro. I quattro gendarmi puntarono contro di lui le loro picche.

“Chi siete?” chiese uno di loro. L’uomo pensò che aveva i capelli troppo lunghi per combattere.

A proposito di caldo, anche i gendarmi indossavano un mantello. Rosso e dall’aria nuova, per l’esattezza, al contrario dell’anonimo grigio trascurato che indossava lui.

“Ho un’udienza con Sua Maestà il Re. Sono atteso a palazzo” disse con sicurezza.

“Esibite la lettera!” ordinò ancora colui che aveva parlato prima. L’uomo, pensando a quanta gente ancora dovesse morire a causa di quelle perdite di tempo, tirò fuori il foglio arrotolato col sigillo reale.

Il gendarme tolse il sigillo e lesse ad alta voce il contenuto scritto dall’uomo di corte che convocava le personalità provenienti dall’estero:

Alla cortese attenzione del cosiddetto Cacciatore:

siete stato convocato alla Corte di S.M. Taddeus I della Casa Ravenwood per un’udienza col Sovrano. Si prega di rispondere e giungere il prima possibile e comunque con la massima urgenza al Palazzo Reale, sito a Tukha.

Ringraziandovi anticipatamente e certi del Vostro tempestivo arrivo, in fede…

“Siete il Cacciatore?”

Il tono del soldato era cambiato repentinamente. Se il Re in persona lo cercava con urgenza, era proprio lui.

“Così mi chiamano, anche se non è l’unico mio nome” rispose l’uomo col mantello.

I quattro soldati borbottarono fra loro. Il Cacciatore ne era sicuro: avevano sentito parlare di lui, e anche se non riteneva di aver fatto niente di speciale, la sua fama era arrivata anche oltre le montagne, in quelle lande sperdute che guardavano l’immenso mare.

“Il Cacciatore… benvenuto a Tutuk Naga!”

Le due coppie di soldati si disposero perpendicolarmente alla porta che venne aperta, dopo che il capo dei quattro bussò forte e chiaro agli uomini all’interno.

L’uomo oltrepassò le porte in legno pesante ed entrò in un grande salone pavimentato con quadrati bianchi e neri. L’eco dei suoi passi si disperdeva mentre toccava una delle colonne di marmo. Ce n’erano due file, e in mezzo una serie di panche di legno che guardavano un immenso trono d’oro, all’estremità del quale era raffigurato un corvo, simbolo della Casa regnante. In effetti, anche ai due lati del trono c’erano le bandiere della casa e sul soffitto una serie di enormi lampadari di cristallo, che in quel momento erano spenti, data la luce del sole esterno.

“La sala del trono, così vicina alla piazza fuori…” borbottò a bassa voce il Cacciatore, per non rovinare il silenzio del posto. Silenzio che venne infranto comunque da un paggio che annunciò la sua presenza, e un altro paggio che comparve da una porta dietro il trono che annunciò l’arrivo del Re.

Taddeus I era un giovane dall’aria afflitta, i cui capelli presentavano già qualche striatura di bianco e gli abiti regali non nascondevano una camminata e una postura insicura e spaventata. In ogni caso, era chiamato a guidare un popolo e secondo il Cacciatore era già tanto che si facesse vedere in pubblico.

“Benvenuto” esordì il sovrano, guardando il suo ospite come se fosse il suo salvatore. Gli occhi neri brillarono per un attimo. Era proprio l’uomo di cui tutti parlavano. “Seguitemi nel mio studio, parleremo più comodamente”

In effetti, come ebbe a pensare anche il Cacciatore, quel posto era un po’ opprimente. Le colonne erano molto alte e nello spazio fra l’una e l’altra le statue dei Re del passato, poste dentro cappellette scavate nei muri, campeggiavano alte e sicure come se fossero vive e giudici dell’attuale discendente.

Dopo aver salito alcuni scalini che portavano sul trono, l’uomo seguì il Re verso lo studio, salendo altre scale e percorrendo alcuni corridoi pieni di quadri e armature.

Nelle intenzioni di Taddeus c’era molta urgenza, ma il Cacciatore sapeva che davanti a lui c’era poco più di un ragazzo e poco meno di un uomo, e qualunque cosa volesse da lui si trattava di una richiesta di qualcuno che si era ritrovato Re contro la sua volontà, qualcuno che era stato costretto a sobbarcarsi infinite responsabilità.

Alla fine, dopo molto silenzio, giunsero allo studio del Re. Era pratico, comodo, dotato solo di camino, scrivania e libreria. Le poche decorazioni si trattavano del suo ritratto istituzionale, dove fingeva di essere ciò che non era, il ritratto di colui che era Alexander il Conquistatore e ai loro piedi un grande tappeto con su ricamato il blasone dei Ravenwood: uno scudo tondo con all’interno un corvo di profilo dagli occhi zaffiro. Sullo sfondo, il mare.

Anche oltre le finestre alla sinistra della scrivania si poteva vedere l’elemento azzurro, che quel giorno era placido e giocava con i raggi del sole.

Taddeus si era spogliato del mantello ed era rimasto con abiti più informali.

“Sedetevi, prego, sedetevi…” disse il Re con aria stanca, dopodiché chiese ai gendarmi di lasciarli da soli e di portare un vassoio da tè. Il Cacciatore si sedette su una sedia di legno con un cuscino ricamato per stare più comodamente. Fra loro adesso c’era solo la scrivania. Dietro il Sovrano, la suddetta biblioteca, che conteneva perlopiù libri sul mare.

Taddeus era palesemente in difficoltà, ma prese una decisione e andò fino in fondo. “Vi ho chiamato perché ho bisogno di aiuto. Il vostro nome ricorre in tantissime notizie al di là delle Montagne, avete sgominato una grande quantità di criminali e fuorilegge, al punto da guadagnarvi il titolo di Cacciatore, dimenticando forse anche il vostro nome natìo”

“Oh no, quello lo ricordo bene” rispose lui, interrompendo involontariamente il preambolo del Re. “È il nome che mi ha dato mia madre e ne sono molto affezionato”

“Potrei conoscerlo?” chiese Taddeus, prendendo il bricco del tè e vedendosi versare una tazza per l’ospite e una per sé.

“Non ancora. Non che abbia importanza il mio nome rispetto alla mia convocazione. Come mai un Re di una nazione florida e forte come Tutuk Naga ha bisogno dei servigi di un uomo che vive al di là delle Montagne?”

Aveva sentito parlare di sommosse nel regno, ma il Cacciatore sperava che il suo incarico fosse qualcosa di più interessante che catturare quattro contadini che giocavano a fare la guerra.

“Avete ragione. È proprio questo il punto.” disse Taddeus. Abbassò lo sguardo, evidentemente non voleva parlarne. “Il vostro è un nome molto famoso, dunque non mi attarderò a parlare della Battaglia dell’Aurora, che è altrettanto nota”

Il Cacciatore arricciò le labbra. “Sì. Conosco la storia del Re Ammiraglio. Ha sfidato il pirata… non mi ricordo il nome” si interruppe “tuttavia, nonostante disponesse dell’intera flotta della marina militare, la Battaglia ha preso la sua vita e…”

“Sebastian era mio fratello” tagliò corto Taddeus. “Era lui il Re. Io non volevo il trono, ma durante quella battaglia è caduto anche l’erede alla successione e infine i Ravenwood hanno dovuto fare ricorso al ramo cadetto della famiglia per governare, anche se… non importa. Ho una figlia piccola, e solo lei, dunque dovrò promulgare una legge che le permetta di governare se vogliamo che il sangue di Alexander il Conquistatore, il mio antenato, non si estingua… in ogni caso, era la testa di mio fratello quella infilzata sulla picca del pirata Steven Blackfield. Era mio fratello col suo adorato mare, con la sua flotta, con… non ne voglio parlare”

Affondò la faccia fra le mani. Stava vivendo una profonda angoscia. Riprese a parlare.

“Non abbiamo mai ritrovato il corpo. Sappiamo solo che si è battuto con valore, ma era ovvio, dato che i colpi di cannone si sono sentiti fin qui. Deve essere stata una battaglia che ha cosparso di sangue il mare”

Taddeus tornò a guardare il suo ospite. “Credo che voi abbiate capito cosa dovete fare. Il vostro nome è famoso in tutto il continente, avete risolto ogni tipo di problema, sgominando spietati assassini che nessun altro era mai riuscito a catturare. Adesso vi chiedo di farlo per noi. Dovete trovare Steven Blackfield ovunque si trovi, e portarlo qui vivo. Mi rendo conto che non ho un ritratto da mostrarvi, perché quel bastardo non si è mai azzardato a sbarcare in queste sponde e nessuno lo ha mai visto in volto vivo, tanto più che è sei mesi che non si fa segnalare neanche per una scorribanda. Tuttavia, avete carta bianca su tutto. Siamo un paese potente, possiamo ricoprirvi di oro, armi e navi. Non bado a spese, ma per favore, e ve lo chiedo da uomo che ha perso suo fratello, sconfiggete la banda dei pirati. Il compenso sarà il peso di quel criminale convertito in oro puro, e tutto quello che riuscite a trovare del suo bottino”

Il Cacciatore era stato dunque ingaggiato, con tanto di firma su carta sigillata con la ceralacca reale, che impegnava Taddeus quanto i suoi successori. Guardò un attimo il mare, così infido, così tentatore… poi pensò a quando aveva giurato di non salire mai più su una nave e stava dunque per rifiutare, ma non poteva negarsi a quello sguardo disperato. Lo sguardo di un uomo, di un Re.

“E sia” disse infine, sentendo un forte senso di oppressione al petto. “Servirò questa nazione e sconfiggerò i pirati”

Da qualche parte nel mare, il vento soffiò un po’ più forte.

17 pensieri su “Il sale e il sangue/01

  1. Dopo tanta attesa finalmente posso leggere il primo capitolo di questa avventura! Che dire? Completamente diversa da quello che scrivi di solito, su questo non c’è dubbio. Mi è piaciuta molto l’atmosfera di incertezza che hai creato e i continui richiami al mare anche se al momento l’azione si svolge sulla terraferma! Hai parlato tanto del Cacciatore e di Steven Blackfield che ormai era quasi come conoscerli, eppure la presentazione che hai fatto del primo (e indirettamente del secondo) è davvero interessante. Sicuramente questo primo capitolo mi ha fatto venire voglia di proseguire con la storia, quindi che dire? Aspetto con ansia il prossimo capitolo!

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